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martedì 25 ottobre 2016

Il viaggio di una vita... le tapas dei luoghi del cuore (e del sugo) per l'MTC n.60


Non credo che ci sia stato un MTC che mi abbia fatto tribolare come questo della Mai.
A differenza di alcuni partecipanti non ho avuto subito ben chiaro cosa fare.
Una delle prime idee riguardava la cucina romana. La seconda la musica: sempre Roma, o meglio il Lazio, ne era protagonista con i suoi meravigliosi artisti (Mannarino, Calcutta, Silvestri, Gazzè - romano di nascita ma con origini siciliane-, Fabi...).
 
Solo me chiedo perchè sto così bene con te,
io che non ho paura della notte scura
A fa risse, guerre, scommesse 
mille schifezze
Tremo tremo forte fra le tue carezze
tremo tremo forte fra le tue carezze....

Ma i giorni passavano e le ricette si accavallavano. Avevo già in mente una specie di menù romano, quando il meraviglioso post di Caris mi ha letteralmente folgorata. Noooo, niente cucina romana o almeno non solo.
Allora mi sono guardata nel cuore. E ho deciso di riproporre quello che mi caratterizza, il mio percorso di vita, quello che è un po' anche il filo conduttore di questo blog. Ricette fortemente legate al territorio, alla famiglia, al sentimento che mi lega alle terre nelle quali ho vissuto.
Questo ir de tapeo riprende a pieno il significato del verbo ir, andare... di luogo in luogo, di famiglia in famiglia, fino ad arrivare alla mia. Piccolina ma tenera e accogliente.
Nata e cresciuta in un piccolo paesino della Calabria, a 18 anni sono andata a Salerno per frequentare la facoltà di Lingue. Lì ho conosciuto la dolce metà e tra laurea e dottorato mi sono fermata una decina d'anni. Finita l'esperienza universitaria ho deciso di raggiungere il mio bradipo campano in quel di Roma.
Calabria --> Campania --> Lazio. Antipasto, primo, secondo.
* Un pincho di polpette al sugo, quelle di zia Rosina, quelle che non abbiamo mai capito come venivano fatte ma che erano buonissime, qualcosa di divino. Per rispettare la ricetta originale avrei dovuto fare un pinchone (erano più o meno grandi quanto un'arancina) ma ho deciso di adeguarle alla dimensione del palillo. Zia Rosina era una zia di papà. Ci coccolava come se fossimo figli suoi e ci preparava sempre piatti buonissimi. Contadina per una vita le sue specialità erano sicuramente la salsiccia rossa con le patate e le polpette. Non ho mai visto la preparazione perchè le ho sempre trovate già pronte nel forno ma quel sapore non l'ho mai dimenticato. Mamma le ha chiesto più volte la ricetta ma lei non le ha mai saputo dare le dosi precise perchè andava "a occhio". Lei ormai non c'è da più di vent'anni ma il ricordo delle sue attenzioni è ancora vivo in me.
* Una tapa di frittata di maccheroni, tipico piatto di riciclo della tradizione campana (ma la faceva sempre anche la mia mamma <3). Per quel luogo che mi ha accolta e che mi ha donato gli anni più belli della mia vita. Per quella famiglia dell'Irpinia che mi tratta come una figlia.
* E per chiudere Roma. Montadito al cacao, pinoli e uvetta con coda alla vaccinara sfilacciata. Per la coda ho fatto riferimento alla ricetta di Cristiana e a quella presente nel volume La cucina romana e del Lazio di Livio Jannattoni. L'autore riporta diverse versioni: quella classica e quella che prevedeva attraverso la sbollentatura l'ottenimento di due piatti, il brodo e il sugo. Presente anche un componimento di Cesare Simmi, grande oste romano, dedicato proprio a questo piatto:
È 'na ricetta facile, ma vale
pe' preparà un tegame origginale.

Pijate un po' de grasso de presciutto,
'no spicchio d'ajo e 'na cipolla trita,
fate er battuto e poi mischiate tutto
co' l'ojo der tigame che v'invita
a fallo frigge e, quanno ch'è dorato,
giù er vino. Nun appena è svaporato,

subbito er pommidoro e, mano mano,
sèllero, uva passa, 'na manciata
de pignòli, un ber po' de cioccolata,
e, mentre er condimento piano piano
se coce e s'insapora a foco lento,
la coda ariva, e mo' ve la presento.

Dar macellaro che ce fate spesa
fatevela fornì grossa e nutrita,
così nun solo vie' più saporita,
ma ner tegame ve darà più resa;
tajateve li rocchi su misura,
poi giù, ner sugo, fino a la cottura.

Cottura giusta e, quello che più conta,
ch'er sugo nun sia tanto aritirato,
giusto de sale; e adesso l'invitato
se metta a sede che la coda è pronta.
Bon appetito! E mentre la magnate
penzate e la cucina de le fate! 

La prima volta che l'ho mangiata me la ricordo ancora. A Garbatella. Una poesia.
Roma è il luogo d'arrivo e di partenza: arrivo dopo tanto vagare nella mente, nei luoghi e nel cuore e di partenza di una vita a due.


Per la coda alla vaccinara (questa quantità di coda riempie circa 7-8 panini... molto pieni :D)
  • 900g di coda di bovino adulto
  • 1200g di passata di pomodoro (considerate che io uso la passata fatta in casa che è leggermente più liquida di quella comprata)
  • 300ml di acqua
  • 20g di strutto
  • 40g di sedano
  • 60g di lardo
  • 60g di cipolla
  • 35g di carota 
  • 160ml di vino rosso secco
Per 12 panini al cacao, pinoli e uvetta (avrei dovuto inserire l'uvetta nell'impasto ma mi sono dimenticata. L'ho aggiunta al sugo come da ricetta originale)
  • 500g di farina forte (io 330w)
  • 150g di patate
  • 12g di lievito fresco
  • 20g di cacao
  • 10g di sale
  • 1 cucchiaio raso di zucchero
  • 2 cucchiai di olio extravergine d'oliva 
  • (3 cucchiai di uva passa)
Per le polpette di zia Rosina (20 polpette)
  • 150g di mollica di pane ammollata in acqua tiepida
  • 150g di carne macinata mista (pollo, vitello, maiale)
  • 75g di pangrattato
  • 50g di Parmigiano Reggiano grattugiato
  • 1 uovo
  • sale e pepe qb
  • 20g di olio extravergine d'oliva
  • 50g di cipolla
  • 1 spicchio d'aglio
  • 800g di passata di pomodoro (idem come sopra) 
  • 150g di acqua calda (per il sugo)
Per la frittata di maccheroni (la ricetta originale prevede che si parta dalla pasta avanzata. Metto le dosi che prevedono 2 piatti di pasta rimasti)
  • 160g di spaghetti conditi con sugo semplice o come volete voi... l'importante è che siano al sugo :D io l'ho condita con il sugo delle polpette di zia Rosina.
  • 50g di Parmigiano Reggiano grattugiato
  • 4 uova
  • 40g di olio extravergine d'oliva
  • sale e pepe qb
Tempo di preparazione
Per i pinchos: circa 2 ore e mezza
Per le tapas: se partiamo dalla pasta avanzata 20 min max. Se la pasta la dobbiamo cuocere circa 40 min.
Per i montaditos: circa 7/8 ore (se pensiamo ad una cottura di 6 ore per la coda)

Procedimento
Pincho-polpette di zia Rosina.
Prepariamo le polpette.  Mescoliamo in una ciotola la carne, il pane ammollato nell'acqua calda per una ventina di minuti e strizzato, il pangrattato, l'uovo, il formaggio, sale e pepe a gusto. Otteniamo dall'impasto 20 polpette di grandezza media.
Prepariamo il sugo. Facciamo soffriggere cipolla e aglio tritate nell'olio. Aggiungiamo la passata e l'acqua e facciamo arrivare a bollore. Tuffiamo le polpette nel sugo e facciamo cuocere per almeno mezz'ora. Facciamo raffreddare il sugo e le polpette per un'altra mezz'ora. Nel frattempo accendiamo il forno a 200° ventilato. Trasferiamo le polpette (scolandole dal sugo) in uno stampo ricoperto di carta forno. Facciamo cuocere per 20 minuti. Spegniamo e serviamo tiepide.

Tapa-Frittata di maccheroni
Se non abbiamo la pasta prepariamola :). Cuociamo gli spaghetti al dente in acqua bollente salata. Scoliamo e condiamo con un sugo semplice.
Prepariamo la frittata. In una ciotola capiente sbattiamo le uova, saliamo (pepiamo se piace) e aggiungiamo il formaggio. Uniamo la pasta e amalgamiamo bene. In una padella di circa 22cm di diametro facciamo scaldare l'olio. Versiamo le uova con la pasta  e abbassiamo la fiamma. Dopo circa 4-5 minuti, aiutandoci con un coperchio, giriamo la frittata. Facciamo cuocere a fuoco moderato per altri 2-3 minuti. Serviamo calda.

Montadito al cacao e pinoli con coda alla vaccinara sfilacciata.
Preparariamo la coda alla vaccinara. Portiamo a bollore una pentola d'acqua leggermente salata, aggiungiamo i pezzi di coda precedentemente sciacquati e facciamoli cuocere per un'ora. Scoliamo (il brodo può essere conservato e utilizzato). In una pentola, grande abbastanza da contenere i pezzi di coda non sovrapposti, facciamo sciogliere lo strutto; aggiungiamo la cipolla, la carota e l'aglio, il lardo e la coda. Facciamo rosolare a fuoco vivo. Sfumiamo con il vino rosso e facciamo evaporare. Aggiungiamo il pomodoro e l'acqua. Abbassiamo la fiamma e facciamo cuocere fino a che la carne non si stacca dall'osso (dalle 4 alle 6 ore). A me dopo 4 ore il sugo si era ritirato e la coda si staccava dall'osso. A questo punto tritiamo 4 coste di sedano e aggiungiamole al sugo di coda. Facciamo cuocere altri 30 minuti. La ricetta tradizionale prevede le coste del sedano, ben mondate e private dei filamenti e del rivestimento esterno, sbollentate  per 3-4 minuti in acqua e farina e aggiunte alla coda per altri 15 minuti. Io ho seguito le indicazioni di Cristiana.
Prepariamo i panini al cioccolato.  Lessiamo la patata per circa 40 minuti. In una ciotola capiente sciogliamo il lievito e lo zucchero nell'acqua tiepida. Setacciamo la farina e il cacao; schiacciamo la patata e mescoliamola alla farina. Aggiungiamo tre cucchiai di uvetta ammollata in acqua tiepida e tamponata con carta assorbente (io l'ho dimenticata e per rimediare l'ho aggiunta al sugo). Cominciamo ad aggiungere la farina all'acqua con il lievito. A metà farina aggiungiamo il sale e facciamolo assorbire. Terminiamo con la farina rimanente e con l'olio. Impastiamo per circa 20 minuti. Facciamo lievitare per 2 ore in una ciotola, coperta con pellicola.
Foderiamo la placca del forno con cartaforno. Dividiamo l'impasto il porzioni di circa 65g l'una e modelliamo delle piccole baguette. Pratichiamo 3 tagli sulla superficie, copriamo con un canovaccio e lasciamo lievitare per un'ora. Accendiamo il forno statico a 200°. Spennelliamo con acqua e spolveriamo con una manciata di pinoli tritati. Cuociamo per 20 minuti. Facciamo raffreddare su di una grata.

Prepariamo il montadito. Stacchiamo la carne dall'osso, sfilacciamola e farciamo il paninetto.
E Buon Appetito!!!

Con questa ricetta partecipo all'MTC n.60


P.s.: ho scelto la mini-baguette sempre per quella scia di ricordi e di super-ormoni che mi caratterizza. L'ultimo viaggio in Spagna. Siviglia. Prima volta (per puro caso) da 100 Montaditos. Ormai troppo tempo faaaaa!!!! Chi ha orecchie intenda :D
P.p.s.: per onestà... la mia mamma ricorda anche aglio e prezzemolo nelle polpette. Se c'era, era poco e tritatissimo. Io non lo ricordo e assaggiandole ho avuto un effetto Ratatouille meraviglioso... le persone che abbiamo amato restano sempre con noi.
P.p.p.s: tapas dei luoghi del cuore ma anche del sugo....

Le bottiglie di salsa consumate per questo MTC... ho sugo per 10 persone :D

lunedì 25 gennaio 2016

Il mangone... minestra calabrese di prosciutto e verdure miste per l'MTC n.53



Appena ho visto la ricetta del mese di gennaio dell'MTC,  quella scelta dalla Vitto, ho pensato ad una sola cosa.
Forse finirò fuori concorso perchè ho utilizzato questa minestra per altre due ricette dell'MTC, i canederli e il pollo ripieno, ma ho deciso di pubblicarla lo stesso perchè pensavo meritasse un posto tutto suo.
Questa per me è "LA ZUPPA".
Mio padre è nato nel 1940. Tempi difficili, tempi di guerra. Mi raccontava che in campagna le cose erano state un po' più semplici solo perchè la gente, con il duro lavoro e tanto sacrificio, riusciva a gestire la fame con i prodotti della terra. L'osso di prosciutto, in tempi più recenti sostituito dal gambetto, dava sapore ad un misto di verdure, quelle di cui si disponeva (cicoria, scarola, bieta), e veniva quindi utilizzato per rendere un po' più gustoso un piatto povero. Il tutto veniva completato con il pane duro, che bagnato nella minestra poteva essere così consumato.
Poche parole per un piatto che per me ha un grande significato. 
Un grazie alla Vitto della Cucina Piccolina per aver scelto Minestroni e Zuppe e per avermi dato la possibilità di dare il posto che merita a questo piatto.

Ingredienti per 3 persone:
350g circa di gambetto di prosciutto crudo, già pulito
350g di verdure (scarola, cicoria, bieta) - io in questa versione "bietina" dell'orto della quasi-suocera
1 patata grande
1 carota grande pelata e tagliata in tre parti
3 cipolle piccole
acqua di cottura della verdura
250g di fagioli borlotti cotti e scolati dell'acqua di cottura
pane secco (in alternativa pane tostato)
olio extravergine di oliva

Tempo di preparazione
3h circa

Procedimento
Sgrassiamo il prosciutto. Puliamo il prosciutto, eliminando il grasso in eccesso, e mettiamolo in una pentola con acqua fredda. Facciamolo bollire per circa 10 minuti. Eliminiamo l'acqua di cottura e ripetiamo l'operazione un'altra volta, questa volta con acqua calda. Scoliamo il prosciutto e mettiamolo da parte.

Prepariamo le verdure. Portiamo a ebollizione circa 2,5l di acqua e cuociamo la bieta (o scarola, o cicoria) per circa 10 minuti. Nel frattempo peliamo patate e carote (quest'ultima da tagliare in tre parti) e puliamo le cipolle. Scoliamo la verdura con una schiumaiola e conserviamo l'acqua di cottura.

Prepariamo il mangone. Mettiamo in una pentola la verdura, il prosciutto, i fagioli, la patata, la carota e le cipolle. Copriamo completamente con l'acqua di cottura della verdura e facciamo cuocere a fuoco medio e lento per circa 1h e mezza/2 ore. Mescoliamo di tanto in tanto, facendo attenzione a non rompere la patata. Aggiungiamo acqua di cottura della verdura quando è necessario. Appena pronto dividiamo il prosciutto in 3 pezzi, staccandolo senza utlizzare il coltello, ma aiutandoci con una forchetta e il mestolo di legno. Facciamo lo stesso con la patata o quel che ne è rimasto :D. La minestra sarà pronta quando i fagioli saranno completamente sfatti e il prosciutto si sfilaccerà senza problemi.

Serviamo. Sistemiamo nel piatto la minestra, un pezzo di prosciutto, un pezzo di patata, uno di carota e il pane secco. Serviamo calda e...

Buon Appetito!
 
Con questa ricetta partecipo all'MTChallenge di Gennaio

 Attention pleaseeee!!!
  • Nel solito libro di cucina calabrese, quello di Teresa Gravina Canadè, viene preparata con verdure miste di stagione (scarole, cicoria, cavolo cappuccio, patate, ecc), carne di maiale conservata in salamoia con sale e pepe rosso, un osso di prosciutto, una cotenna e una scorza ben pulita di pecorino.
  • Avevo in testa altre due ricette (una delle quali avrei voluto proporre per il tema del mese... anche lì sono arrivata in ritardo) ma i 116 compiti in classe da correggere (e altri 21 arriveranno mercoledì) e le medie da calcolare per la chiusura quadrimestre non mi hanno lasciato molto tempo per cucinare. Magari le propongo fuori gara...

giovedì 29 gennaio 2015

Canederli di "mangone" con minestra di prosciutto, scarola, fagioli e briciole di mele


Penso che la cosa più importante sia il bagaglio che ci portiamo dietro. Fatto di sogni, delusioni, ricordi dolci e amari, farà sempre parte di noi e ci influenzerà in ogni decisione da prendere.
Una delle cose che spesso mi rimrpovero è di non imparare dagli errori commessi, di seguire molto spesso il cuore e poco la testa, di non riuscire a capire a volte chi sono le persone che mi vogliono veramente bene. Chi crede nell'oroscopo direbbeche è colpa del mio segno zodiacale: una pesciolina ancora sognatrice che si scontra con un ascendente pratico e calcolatore... insomma un vero e proprio casino!!:)
Anche la mia cucina è cosi... e il blog la rispecchia perfettamente! Combattuta tra vecchio e nuovo, tra innovazione e tradizione, ho deciso di fonderle e di giocare con gli strumenti nuovi che oggi abbiamo a disposizione per mantenere vecchi sapori.
Per la ricetta di gennaio dell'MTC, i Canederli di Monica Giustica del blog One in a million, ho pensato a tante varianti: una delle prime è stata quella fusion (pensando alla nostra cara Alessandra in quel di Singapore), abbandonata per la poca conoscenza di quella cucina, ma come capita spesso quella "tradizionale" ha preso il sopravvento.
La ricetta che ho voluto riportare nei canederli è quella del mangone: minestra contadina che cucinava mio padre (che aveva imparato da mia nonna) a base di osso di prosciutto, scarola o cicoria, fagioli, patate o cmq le vedure di cui si disponeva. Il tutto veniva completato con il pane duro, che bagnato nella minestra poteva essere così consumato più facilemente. Con il tempo e con un po' più di tranquillità (passata la guerra e i momenti di sacrifici del dopoguerra) l'osso di prosciutto è stato sostituito dal gambetto. Ed ecco che sapori e profumi si inseguono in cucina riportandomi a quando da bambina papà cucinava quella che era l'eredità della sua terra, della sua famiglia, quella che, poi,  sarebbe stata anche la nostra.
Nel solito libro di cucina calabrese, quello di Teresa Gravina Canadè, viene preparata con verdure miste di stagione (scarole, cicoria, cavolo cappuccio, patate, ecc), carne di maiale conservata in salamoia con sale e pepe rosso, un osso di prosciutto una cotenna e una scorza ben pulita di pecorino.
Quindi complice un pezzettino di gambetto, della scarola della quasi-suocera già lessata e il pane raffermo per i canederli ho preparato la mia versione un po' calabra.
La presenza delle briciole di mele invece è dovuta ad un regalo della mia mamma, l'essiccatore, e dal fatto che non avevo mai provato le mele con la carne di maiale. Il dolce-aspro delle mele annurca crea un piacevole contrasto con il sapore dei canederli.


Ingredienti per 2 persone:
Per il mangone:

  • 50g di gambetto di prosciutto crudo
  • 50g di carota
  • 40g di scalogno
  • 150g di scarola cotta
  • 150g di acqua di cottura della scarola
  • 40g di fagioli neri secchi (cotti in acqua leggermente salata per ca.2 ore)
Per i canederli:
  • 100g di pane raffermo
  • 66g di latte parzialmente scremato
  • 1 uova
  • 30g di cacio media stagionatura
  • il prosciutto cotto nella minestra tritato finemente a coltello
  • 1 cucchiaino di farina debole (circa 5-6g)
  • pepe nero

Per la polvere di mele:
  • 2 mele annurca
Tempo di preparazione
13 ore per le mele e circa 3 ore per i canederli

Procedimento
La sera prima (o la mattina presto)... prepariamo le briciole di mele. Laviamo  per bene le mele e tagliamole, nel senso della larghezza, in fettine di max 3-4 mm. Eliminiamo la parte centrale con un coltellino e facciamo essiccare per 13 ore nell'essiccatore ad una temperatura di 45°.

Prepariamo il mangone. Eliminiamo il grasso in eccesso ( un pochino però ci deve rimanere ;)) dal gambetto. Facciamolo sgrassare in acqua bollente, cambiando l'acqua due volte. Scoliamo e mettiamo in una pentola il prosciutto sgrassato, i fagioli (cotti precedentemente), la scarola lessa, lo scalogno, la carota e l'acqua di cottura della scarola. Copriamo con altra acqua e facciamo cuocere a fuoco lento per circa due ore. Spegniamo quando il prosciutto è tenero e l'acqua si è dimezzata.

Prepariamo i canederli. Tagliamo il pane in cubetti di circa 1cm quadrato, sbattiamo l'uovo con il latte a temperatura ambiente a versiamo sul pane. Facciamo riposare almeno 20 minuti.
Nel frattempo tritiamo a coltello il prosciutto e grattugiamo il cacio. Scoliamo la verdura in un colino a maglie fitte e otteniamo il brodo nel quale cuocere i canederli. Se necessario allungare il brodo con un po' di acqua calda e aggiustare di sale. Frulliamo la minestra di verdure per ottenere una crema. Aggiungere un po' di brodo se necessario. Passiamo al mixer le fettine di mela essiccata fino a ridurle in briciole.
Quando il pane è pronto aggiungiamo gli altri ingredienti (prosciutto, cacio, farina e pepe) e amalgamiamoli tra loro. Dovremo ottenere un impasto morbido ma non appiccicoso. Otteniamo circa 8 palline di 4 cm di diametro. Monica Giustina consiglia di prepararne uno, cuocerlo per 5 minuti per verificarne la consistenza e il sapore e, nel caso in cui fosse troppo morbido, aggiungere un pochino di pangrattato.
Cuociamo i canederli pochi per volta per 5 minuti, serviamoli caldi sulla crema di verdure e spolveriamo con le briciole di mela e un pizzico di pepe nero.


Variante con il brodo. Se li vogliamo mangiare in brodo, scoliamo la verdura e mettiamola da parte. Cuociamo i canederli nel brodo per 5 minuti e serviamoli con il brodo che li copre solo a metà. Serviamo la minestra come contorno.

Buon appetito!!

Con questa ricetta partecipo all'Mtc di Gennaio


sabato 25 ottobre 2014

La sagna chjna ovvero la lasagna di don Ciccio



«Veniva da uno dei più antichi paesi del litorale tirrenico. Poche case che si affacciavano sul mare e in alto il centro storico, dove la vita era più intensa. Vi si accedeva dalla Marina: lunghe curve a gomito, un vecchio asfalto rattoppato a chiazze scure. Poi le case, arroccate sulla roccia, digradanti verso il mare. Scalinate tortuose, stretti vicoli all'ombra che correvano ad affacciarsi su minuscole balconate assolate, da cui il paese dominava le dolci colline intorno e le case sulla riviera.
[...] In paese tutti lo conoscevano. I suoi 27 anni, la sua indole cordiale e allegra, la sua spensieratezza  sconsiderata, non riuscivano a celarsi sotto gli enormi baffi neri del giovane viso affilato e olivastro, sotto l'immancabile cravatta dell'impiegato comunale.
Gli incontri, le lunghe corse dal paese alla marina... sogni, promesse, illusioni, che il sol calante, al tramonto, conservava in mare, pronti a essere vissuti di nuovo, al mattino, al suono della campana dai rintocchi di festa paesana.
E alla sera la passeggiata, che dalle vecchie case dei pescatori, finiva, camminando a ridosso della spiaggia, davanti al vecchio bar di periferia.
Signorine dalla carnagione scura, folte sopracciglia, occhi neri e profondi, portamento fiero di chi difende una dignità antica.
Madri sospettose e guardinghe.
E lui [...] con un buffo e cavalleresco inchino: "Signorina... posso sperare?"».
Con queste parole mia zia descrive mio nonno nel libro che racconta la sua vita... un libro denso di ricordi, emozioni che mi fa ridere e commuovere allo stesso tempo.
Avevo già parlato di lui.
Il vuoto lasciato, ormai 21 anni fa, ancora si sente ma credo sia l'unica persona che ho perso che mi fa ancora sorridere. Quando penso a lui e racconto alla dolce metà com'era, un misto di gioia e amarezza segna il mio volto.
Nonno era un grande! Non c'è altro modo di definirlo...
Lui abituato a godersi la vita, per lavoro si era ritrovato in un paesino della campagna calabrese  e proprio lì, dove non avrebbe mai pensato di rimanere («N'annu non è nu' malannu»...), aveva conosciuto mia nonna, una ragazza che alla fine era riuscito a sposare e tenere al suo fianco per più di 50 anni. 
Lui era l'artista di casa, il cuoco, un papà amorevole, un nonno meraviglioso. E ricordo ancora chiaramente la sensazione ancora punzecchiante di barba vecchia di qualche giorno sulle mie labbra. Ma era un nonno speciale anche perché era lui che cucinava. 
Una delle ricette che popolavano la tavola domenicale (e sempre il pranzo di Pasqua) era la lasagna. Era una tipica lasagna alla calabrese e, quando arrivavamo a casa sua con un po' di anticipo, cercavamo sempre di rubare le polpettine. A volte le doveva nascondere perchè altrimenti, al momento della "composizione", non ce ne sarebbero state.
La sfoglia stesa a mano e dopo la cottura separata, sempre a mano (bollente... nonno se avessi saputo della ciotola di acqua fredda...), ci faceva piano piano assaporare il piatto che si stava preparando.
La sua lasagna, ho scoperto solo in questi giorni, che era la tipica sagna chjna o pasta imbottita, presente nel volume Una calabrese in cucina di Teresa Gravina Canadè. Era sempre stata li e io non l'avevo mai voluta provare, ancorata forse ad un ricordo e ad un sapore chiuso nella memoria e nel cuore. 
Quando Sabrina ha scelto la lasagna è stato il promo piatto a cui ho pensato.. La composizione, la ricerca degli ingredienti, la memoria ricomposta hanno fatto sì che fosse l'ultimo pubblicato.
Ho chiamato tutti.
Ho cominciato con mamma: "ricordati che la sua sfoglia non era sottilissima"...
Figurati, nessun rischio che mi venga sottilissima ;). 
Poi mia sorella: "non dimenticare le polpettine... Ricordi che le mangiavamo sempre..."
Poi mio fratello: "ah, la mitica lasagna di nonno... Non scordare le uova sode e tanta besciamella".
Nei giorni, quindi, un pezzettino alla volta, ho ricomposto la ricetta e sono andata alla ricerca degli ingredienti: carne di capra per il sugo, salsiccia rossa calabrese, caciocavallo silano. Non volevo lasciare niente al caso... Ma vivere in una grande città, lontano dalla Calabria, non mi ha reso il lavoro facile.
Niente carne di capra! Cominciamo bene.
"Signora, quella la trova in montagna.. La può sostituire con il castrato ma non c'è perché si trova in inverno.." Che me lo hai detto a fare?!
"Senta, può usare l'agnello." Proviamo.
Le polpettine? Mentre cercavo di capire come poter riprodurre la sua creatura mi sono ritrovata a mangiarle tutte appena fritte ed ho capito perchè lui le nascondeva ;). Le ho dovute rifare.
Per il resto tutto bene.
Ok, si può cominciare. Il sugo può essere preparato anche il giorno prima (nel mio caso sabato) e conservato in frigo e la lasagna di domenica mattina...


Ingredienti per 6 porzioni (teglia rettangolare di 32cmx24cm):
Per la sfoglia (questa volta ho usato le farine giuste ma ho ovviato alla mancanza di spinaci con un cucchiaio di acqua):
  • 200g di farina 0
  • 100g di semola di grano duro
  • 3 uova
  • 1 cucchiaio d'acqua
Per il sugo 
  • 325g di agnello
  • 40g di cipolla
  • 100g di vino bianco
  • 900g di passata di pomodoro fatta in casa (leggermente più acquosa di quella comprata)
  • 100g di acqua
  • 40g di olio evo
  • Rosmarino, olio e sale per la marinatura
Per la besciamella (dosi di Sabrina)
  • 1 litro di latte
  • 80g di burro
  • 100 g di farina
  • sale
  • noce moscata
Per le polpettine
  • 250g di carne di vitello macinata
  • 50g di pane vecchio fatto rinvenire nell'acqua calda
  • sale
  • olio evo per friggere
Per la composizione
  • 150g di parmigiano reggiano grattugiato
  • 250g di salsiccia rossa calabrese curata
  • 200g di provolone
  • 4 uova sode
Tempo di preparazione
Almeno una mattinata ;) 

Preparazione
La sera prima. Sistemiamo l'agnello in una ciotola con 2-3 cucchiai d'olio, un po' di sale e qualche rametto di rosmarino. Copriamo con pellicola o con coperchio e facciamo riposare in frigo tutta la notte.

La mattina dopo. 
Prepariamo il sugo di carne. Eliminiamo eventuali rametti di rosmarino dall'agnello e facciamolo rosolare nell'olio evo per qualche minuto; aggiungiamo la cipolla e facciamola imbiondire. Sfumiamo con il vino bianco e facciamolo evaporare. Aggiungiamo il sugo, l'acqua, saliamo leggermente e facciamo cuocere, con un coperchio leggermente aperto, per circa 2h e 1/2. 

Prepariamo le polpettine. Mettiamo il pane secco in ammollo nel'acqua tiepida, meglio ancora se è latte, e facciamolo riposare per ca. 10 minuti. Strizziamolo, aggiungiamolo alla carne, saliamo e amalgamiamo gli ingredienti fino ad ottenere un composto omogeneo. 
Formiamo tante polpettine grandi come una nocciolina e friggiamole in olio evo. Mettiamole ad asciugare su carta assorbente.

Prepariamo la sfoglia. Mettiamo le farine a fontana sulla spianatoia, sistemiamo al centro le uova e il cucchiaio d'acqua. Impastiamo energicamente fino a che non otteniamo un impasto liscio ed omogeneo. Copriamo a campana e facciamo riposare per almeno mezz'ora. Tiriamo la sfoglia con il matterello più sottile possibile. Avendo una spianatoia molto piccola io ho diviso l'impasto in due parte...È tornato molto utile. 
Otteniamo dalle sfoglie tanti rettangoli e lasciamola asciugare. 




Prepariamo la besciamella. Facciamo sciogliere il burro a fuoco dolce, aggiungiamo la farina e, fuori dal fuoco, mescoliamo con una frusta. Aggiungiamo il latte caldo e rimettiamo sul fuoco. Saliamo leggermente e aggiungiamo circa un cucchiaino di noce moscata. 

Cuociamo la sfoglia. Cuociamo  la sfoglia in abbondante acqua salata fino a quando non risale. Scoliamola con una schiumarola, facciamola raffreddare nell'acqua fredda e poi nello scolapasta.

Prepariamo le uova e gli altri ingredienti. Mettiamo a cuocere le uova in un pentolino con acqua fredda e spegniamole dopo 8 minuti dal bollore. Riempiamo il pentolino di acqua fredda e lasciamole raffreddare. Tagliamo a fettine sottili la salsiccia e il provolone.
Quando sono un po' più fredde sbucciamo le uova e tagliamole a spicchietti. 

Componiamo la lasagna. Adesso con tanta pazienza componiamo la lasagna. Mettiamo un mestolo di sugo sul fondo e componiamo la lasagna alternando strati di sfoglia, sugo, besciamella, polpettine, salsiccia, uova sode, parmigiano e caciocavallo. Proseguire fino a quando non finiscono gli ingrediente. Chiudiamo con sfoglia, sugo, besciamella, polpettine, caciocavallo e parmigiano. 

3,339kg di bontà :)
Cuociamo e serviamo. Cuociamo in forno ventilato a 180 per 20 minuti. Far raffreddare per almeno 10 minuti. Mangiamola bella calda... È buonissima! 
Buon Appetito!


Con questa ricetta partecipo all'MTC di Ottobre

Attention pleaseee!!!
  • La ricette delle sagne chine (lasagne imbottite) è riportata anche da Anna Gosetti della Salda nel suo Le ricette regionali italiane: la sua versione prevede una sfoglia di sola farina di grano duro, sugo di carne, polpettine, mozzarella, bracioline di maiale private dell'osso, uova sode, piselli, funghi e carciofi. E' una versione che non ho mai mangiato o visto nella mia parte di Calabria.
  • La versione di Teresa Gravina Canadè non prevede la besciamella. Credo che sia un'aggiunta creativa del mio nonnino.
  • Strana omonimia: in Puglia la sagna è una specie di tagliatella arrotolata su se stessa,
    Immagine presa qui
simile ai fusilli che si impastano in alcune zone della Calabria.

giovedì 28 novembre 2013

I Chìnoli... le preparazioni natalizie cominciano con l'MTC!

Quando la vincitrice dello scorso MTC, la Signorina Pici e Castagne, ha scelto (non a caso ;)) le castagne, avevo in mente tante ricette... poi una sola si è fatta largo tra le altre: i Chìnoli.


Non mi hanno mai attirato particolarmente.. e a dire la verità quando ero piccola non li volevo mai mangiare. Forse perchè da bambina ero convinta che fossero fatti con il sanguinaccio e la cosa mi disturbava un bel po'.

Lui però quando li faceva si prendeva tutto il pomeriggio. Era una delle sue ricette preferite e quello strano luccichio negli occhi quando ne assaporava uno lo riportava, credo, tra le braccia della sua mamma, nella sua casa, a quei sapori di bambino che non ti abbandonano mai.
Non cucinava tanto ma quando lo faceva sembrava di vedere un grande chef al lavoro... aveva il suo "libro di ricette" e sembrava che quelle preparazioni fossero speciali quanto quelle di Gualtiero Marchesi, se non di più.
La sua rubrica con le ricette rigorosamente in ordine alfabetico.. un vero ragioniere, anche in cucina :).

Tutte ricette contadine, della sua terra, del suo mondo.
Adesso non cucina più. Purtroppo la vita non è stata gentile con lui e questo è il mio modo per dirgli grazie! L'amore per le verdure e i prodotti dell'orto e l'attenzione alla tradizione me li ha trasmessi lui.
I Chìnoli sono una preparazione tipicamente natalizia e questa mi sembrava l'occasione giusta per ridare dignità ad una ricetta che ho sempre un po' snobbato ;). E che buoni che sono!!
Dedicata al mio papà!

Ingredienti (in alto nella foto la ricetta originale... io l'ho dimezzata):
Per la sfoglia:
  • 500g di farina 00
  • 1 e 1/2 cucchiai di zucchero (15g)
  • 2 uova intere e un tuorlo (100g le uova intere + il tuorlo)
  • 1/2 bicchiere di olio di oliva (75g)
  • 1/2 bicchiere di vermouth bianco (85g)
Per il ripieno:
  • 150g di  castagne lessate e tritate
  • 100g di noci tritate
  • la buccia di 1/2 mandarino bio (io una clementina)
  • 50g di cedro candito
  • succo di 1/2 arancia
  • 50g di cacao
  • 50g di miele di acacia
  • 1/2 bicchiere di rhum (85g)

  • 1l di Olio di oliva extravergine delicato (per friggere... vi assicuro che non si sente ;))
  • Miele e diavolini per decorare
Tempo di preparazione
ca. 4 h (con le castagne da lessare)
ca. 2h (con le castagne già cotte)

Preparazione 
Lessiamo le castagne. La ricetta prevede le castagne già lessate e tritate ma comunque inserisco anche la cottura. Incidiamo le castagne e mettiamole in una pentola riempita di acqua fredda. Cuociamole, dal bollore, per 40 minuti. Facciamole raffreddare nella pentola e sbucciamole.
Prepariamo la sfoglia. A mano: sulla spianatoia sistemiamo la farina con lo zucchero a fontana e mettiamo al centro gli ingredienti liquidi. Amalgamiamoli prima con una forchetta e poi con le mani. Lavoriamo fino ad ottenere un impasto liscio. Con l'impastatrice: inseriamo prima la farina e poi tutti gli ingredienti liquidi nella ciotola e impastiamo con il gancio a spirale per 5/6 minuti a media velocità (con il Ken vel.2).
In entrambi i casi ricopriamo con pellicola e facciamo riposare.
Prepariamo il ripieno. Mescoliamo tutti gli ingredienti in una ciotola fino ad ottenere un composto omogeneo.
Prepariamo i chìnoli. Stendiamo l'impasto in sfoglie di circa 10cm di altezza e 1mm di spessore (io ho usato la Nonna Papera della Marcato ed ho steso fino allo spessore 6) e sistemiamo piccoli mucchietti di ripieno (1 cucchiaino abbondante) a circa 2cm di distanza l'uno dall'altro. Richiudiamo  in modo da ottenere dei ravioloni rettangolari e tagliamo con la rotella per pasta. Sigilliamo con i rebbi di una forchetta.
Friggiamo in abbondante olio di olio extravergine facendo cuocere per circa due minuti per lato. Scoliamo su carta assorbente e dopo circa 2/3 minuti spostiamo nel piatto da portata.
Ricopriamo con miele di acacia e diavolini colorati.
E Buon Appetito!

Ps: una ricetta molto simile l'ho ritrovata a casa dei suoceri in Campania. I calzoncelli ripieni di castagne, caffè, cedro candito, cioccolata fondente e vermouth somigliano tanto a questa preparazione tipicamente natalizia.

Con questa ricetta partecipo all'MTC di questo mese:

http://www.piciecastagne.it/2013/11/05/mtc-n-34-le-castagne-dalla-polenta-alla-marmellata/

venerdì 9 settembre 2011

La Calabria in Open Kitchen Magazine: Fusilli al ferretto al profumo d'estate... prima che se ne vada del tutto :)

Domenica mattina. Ore 9:00. In piedi, si deve cucinare!!
Per una bambina di 10 anni forse non è il massimo, ma per me non era così.
La cucina era il regno di mia madre, tranne quando lui, l’uomo di casa, quello che di solito preferiva passare tutta la domenica in giardino, nel suo orto, tra le sue piante, non decideva che quel giorno avrebbe cucinato. 
Pochi i piatti nel suo "repertorio", imparati dalla madre contadina, ma un orgoglio nell’eseguirli e riproporli senza eguali; la polenta con la verza, il cavolo ripieno, u’ mangone, i cannaricoli e i fusilli sembravano ai miei occhi ricette che poteva e doveva cucinare solo lui. 
Con gli anni la prospettiva è cambiata, ma lo sguardo della bambina innamorata del suo papà “un po’ cuoco” è rimasto e in quegli occhi è fisso il ricordo di lui, davanti al grande tavolo di marmo, che taglia, impasta, cucina…


Quando qualche mese fa è nata l'idea di creare un magazine di cucina ho pensato di proporre una rubrica sulla pasta: è il mio grande amore e, forse, anche quello del mio papà.
E come prima ricetta non potevo non pubblicare quei fusilli... quel formato di cui andava tanto orgoglioso... non potevo non parlare di quella Terra di cui va tanto orgoglioso...
Grazie ad Open Kitchen Magazine che mi ha dato la possibilità di poter parlare della mia Calabria!
(in fondo al post, per chi non lo avesse ancora sfogliato, il numero zero di Open Kitchen Magazine)


Ingredienti per 4 persone: 
Per i fusilli:
Il condimento tipico per questo formato di pasta è il sugo di capra, o comunque un sugo di carne molto saporito, ma io l'ho abbinato a degli ingredienti estivi, ancora per poco... :)

Per il condimento: 
  • 250g di zucchine al netto dello scarto 
  • 300g di melanzane al netto dello scarto 
  • 250g di fiordilatte 
  • 50g di cipolla rossa di Tropea 
  • 4 peperoni rossi o gialli 
  • 60g di olio evo 
  • 4 foglioline di basilico 
Tempo di preparazione
2h

Preparazione
Versate la semola in una ciotola e aggiungete gradualmente l’acqua bollente; impastate con le mani fino a formare una palla liscia e dura.
Posizionatela sulla spianatoia e copritela con la pellicola; cominciate a formare i fusilli ottenendo, da piccoli pezzi di impasto, dei cilindri lunghi e sottili come una matita. Tagliate questi ultimi in segmenti di circa 5 cm e fateli asciugare per 5 minuti. Posizionate il ferro quadrato sopra ogni segmento e premetelo delicatamente per arrotolarci l’impasto intorno. Sfilate e posizionate i fusilli su un vassoio leggermente spolverato di semola.
Pulite la cipolla e tritatela finemente; lavate e tagliate a cubetti le melanzane; lavate e grattugiate le zucchine. Fate imbiondire la cipolla nell’olio evo, aggiungete le melanzane e fate cuocere per 10 minuti. Unite le zucchine, salate e continuate a cuocere per altri 10 minuti.
Nel frattempo cuocete a 250° in forno statico con grill i peperoni, privati dei semi, e le calotte per 10 minuti. Tagliate la mozzarella in quadratini e lasciatela scolare per circa 10 minuti.
Cuocete i fusilli in abbondante acqua salata (con un filo di olio evo) per circa 10 minuti, scolateli e fateli saltare in padella con le verdure per un paio di minuti.
Aggiungete la mozzarella a fuoco spento, mescolate per 30 secondi e riempite i peperoni con i fusilli. Decorate con una fogliolina di basilico e servite... Buon Appetito!!


mercoledì 31 agosto 2011

Peperoncini... una specialità, un'Accademia e un Festival della mia terra!

La Calabria, la mia Terra, la mia Casa, la mia Famiglia, il mio Orgoglio!
Poche parole per descrivere un luogo straordinario, segnato dalla Storia e dalla posizione geografica, con delle persone straordinarie, di cuore, che mi manca ogni giorno...
Poche parole per descrivere un luogo con dei prodotti e delle tradizioni culinarie da invidiare.. uno tra questi il peperoncino.


Penso che tutti conosciate il peperoncino calabrese... 
Magari però non sapete che a Diamante (CS) il giornalista gastronomo Enzo Tortora nel 1994 ha fondato l'Accademia Italiana del Peperoncino per "creare, approfondire e diffondere", come recita l'articolo 2 dello Statuto dell'Associazione, "una vera e propria cultura del peperoncino".
Ogni anno l'Associazione organizza a Diamante il "Peperoncino Festival": quest'anno dal 7 all'11 settembre... non perdetevelo!!!
Una specialità calabrese che si prepara con i bottoncini sono i peperoncini ripieni di tonno... diverse le varianti ed io, dopo averne provate diverse, ho trovato quella che per me è perfetta: tonno, prezzemolo, aglio e capperi.


I peperoncini ideali sono quelli della grandezza di una noce, circa... Non devono essere troppo piccoli perchè, altrimenti, l'operazione di scavo e svuotamento diventa una vera e propria "lotta" :)....

Ingredienti per 65 peperoncini (circa 6 vasetti della grandezza di quelli della Rigoni d'Asiago)
  • 1kg di peperoncini a bottoncino (65-70 circa)
  • 8 scatolette di tonno all'olio di oliva (con ogni scatoletta si riempiono circa 8 peperoncini)
  • 65 capperi in salamoia
  • 2 spicchi di aglio (circa 6-7g)
  • 5g di prezzemolo
  • 1l di aceto di vino bianco
  • 1l di acqua
  • 1l di olio evo
Tempo di preparazione:
2h e 1/2

Preparazione

Pulite i peperoncini con uno strofinaccio pulito e incidete con un coltello a seghetto la calotta; eliminate il picciuolo e delicatamente, con il coltello, eliminate tutti i semi.
Mettete a bollire in una pentola l'aceto con l'acqua e, raggiunto il bollore, cuocete i peperoncini per 3 minuti, facendo attenzione che non restino a galla (io ne sbollento una decina per volta e li spingo giù con il mestolo).
Scolateli e metteteli ad asciugare su di un canovaccio pulito a testa in giù.



Mentre si raffreddano scolate il tonno, lavate, asciugate e tritate il prezzemolo, tritate l'aglio e mescolate il tutto in una ciotola. Scolate i capperi dalla salamoia e metteteli da parte.
Riempite i peperoncini, per metà, con il composto ottenuto, inserite un cappero e finite di riempire schiacciando bene.


Pulite i peperoncini da eventuali residui di tonno, sistemateli nei "boccacci" e ricopriteli di olio evo. Appoggiate il coperchio senza chiudere e lasciateli riposare tutta la notte.
Il giorno dopo sbattete su un piano i boccacci delicatamente, per fare uscire l'aria, e vedete se aggiugere altro olio evo. Muovete delicatamente i peperoncini con uno stuzzicone da spiedino per eliminare altre bolle d'aria, chiudete e fate riposare per almeno 10 giorni prima di consumare.
Attenzione!!!! Provocano dipendenza!!!!
Buon Appetito!

NB: consiglio vivamente :) di utilizzare dei guanti in lattice per uso alimentare (due per ogni mano) almeno per lo svuotamento.

NBbis: quando terminate i peperoncini non gettate l'olio. Può essere utilizzato come condimento piccante per insaporire piatti di pesce, insalate, ecc.

PS:  i semi possono essere messi a seccare al sole e poi conservati. Quando arriva la primavera possono essere piantati per ottenere i bottoncini nel proprio orto :).


giovedì 24 febbraio 2011

La lagana e ceci di nonno Ciccio

Quando ho letto il regolamento del contest di Cooking Elena, Edo Ergo Sum, mi ha subito affascinato l'idea di dover trovare una frase, un modo di dire, un'aforisma che mi rappresentasse; quando penso ad una frase che mi caratterizza mi ritornano sempre in mente alcuni episodi che, come corsi e ricorsi storici, si sono verificati in diversi momenti della mia vita. Il primo risale a quando avevo circa 18 anni: stavo tornando a casa e una signora sul pullman mi chiede se ho 100 lire per finire di pagare il biglietto, gliele do e quando l'autista le domanda se è riuscita a trovare i soldi lei risponde "Sì me le ha date il bambino". Il bambino?? Vabbè che avevo i capelli corti, molto corti, che avevo un cappellino in testa, che dimostravo un po' meno dei miei anni ma addirittura un bambino... vabbè...
Per il secondo, invece, bisogna ritornare indietro di circa 12 anni: avevo vent'anni e mi stavo recando da mia nonna e, mentre aspettavo il pullman per arrivare nel paesino di montagna in cui vive, un salumiere mi vede e mi dice "Ma tu non dovresti essere a scuola??"... e due... e stavolta niente capelli corti, niente cappellino in testa... va bene...
Ma l'ultimo è stato di sicuro il più "gratificante": studio del medico di famiglia, in sala d'attesa si parla del più e del meno, giusto per far passare il tempo, quando una signora mi dice "Che tu mica hai la patente? Chè sei piccola..." (tutto in calabrese stretto, naturalmente)... L'ho ringraziata e le ho spiegato che l'età della patente l'avevo superata ormai da 14 anni; la signora doveva avere sicuramente dei "gravi" problemi di vista ;)
Anche se con l'avanzare dell'età dimostrare un po' meno dei miei anni mi fa gongolare un po', non è stato bello quando il medico non mi guardava neanche in faccia e non mi dava retta quando gli facevo delle domande sull'intervento appena subito da mia madre ma si rivolgeva solo a lei, ancora intontita dall'anestesia :(
La frase quindi che mi sento dire da una vita è "non dimostri l'età che hai..." e vi assicuro che non sempre fa piacere.
E come questa frase, c'è anche un piatto che mi accompagna da sempre: la lagana e ceci di mio nonno.


Mio nonno, un grande uomo, un artista, un nonno dolcissimo e premuroso scomparso troppo presto, era una persona meravigliosa: la voglia di creare, che era evidente nei suoi quadri, si percepiva anche nei suoi piatti. Quando andavamo a trovarlo e vedevamo la lagana stesa e tagliata grossolanamente sul tavolo in marmo della cucina, sapevamo che avremmo gustato un piatto unico, cucinato con passione e con premura.


La pasta era fatta in casa (con la farina del mulino), i ceci quelli delle contadine che abitavano lì vicino e lo stesso si poteva dire dei pomodori: insomma, un piatto salutare e speciale, un piatto senza tempo che mi riporta agli anni in cui eravamo insieme, gli anni in cui mi sedevo vicino a lui sulla poltrona e dandogli un bacio sentivo la sua barba (quella di qualche giorno) che pungeva.
Mio nonno è scomparso 18 anni fa, io ero poco più che una bambina, ma se chiudo gli occhi e ripenso a lui sento ancora la sua barba che punge sulle mie labbra.


nb: la ricetta è una mia rielaborazione... in effetti non conosco le dosi perchè nonno era uno di quelli, come me, che cucinava da solo e ti faceva trovare tutto pronto... ;)

Ingredienti per 2 persone (porzioni abbondanti):
Per la lagana
  • 75g di semola di grano duro
  • 100g di farina 00
  • 1 uovo
  • 1 cucchiaio di olio
  • 1 pizzico di sale
Per il "sugo"
  • 60g di cipolla
  • 20g di olio evo
  • 100g di acqua
  • 1 barattolo di ceci
  • 20g di pelati
  • 2 cucchiaini di pepe calabrese dolce
  • sale
  • prezzemolo se piace
Tempo di preparazione:
1h e 1/2 circa

Preparazione
Sistemare a fontana le due farine setacciate con il sale e al centro l'uovo e l'olio; amalgamate gli ingredienti e impastate fino ad ottenere un composto sodo ed omogeneo. Formate una palla con l'impasto ottenuto, avvolgetela con della pellicola e fatela riposare in frigo per mezz'ora.
Stendete l'impasto con la nonna papera (io quella della marcato a spessore 6) ed ottenete con una rotella dentellata tante strisce di 7-8cm di altezza e 2-3 di larghezza. Se avete abbbastanza dimestichezza con il mattarello, stendete la sfoglia a mano: non c'è paragone! La pasta è più ruvida e assorbe meglio il condimento.
In una padella antiaderente fate imbiondire la cipolla con l'olio evo, aggiungete i ceci, i pelati, l'acqua e il pepe rosso. Salate e fate cuocere a fuoco moderato per circa 10 minuti.
Cuocete la lagana in abbondante acqua salata, nella quale avrete aggiunto 1 cucchiaio di olio evo, per circa 5 minuti (vi consiglio cmq di assaggiarla perchè il tempo di cottura varia a seconda dello spessore della pasta). Scolatela con una schiumaiola e unitela ai ceci. Fate insaporire a fuoco basso per circa 5 minuti, spegnete e lasciate riposare per almeno 10 minuti.
Detto in calabrese "s'adda 'ntufa'!!"
Servite, se vi piace, con una spolverata di prezzemolo tritato.
Buon Appetito!

Con questa ricetta partecipo al contest di Cooking Elena, Edo Ergo Sum


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