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mercoledì 25 maggio 2011

Risi e bisi? Un po' a modo mio... ma solo un po' :)

Creare, rivisitare, scomporre, ideare una ricetta per l'MTChallenge è sempre un'esperienza bellissima, ti permette di imparare tante cose nuove e di... fare sempre un certo numero di figurelle con qualcuno :)
La volta scorsa è stato il turno degli organizzatori (mi chiedo ancora come abbia fatto a capire gnocchi di patate al posto di gnocchi di semolino??!!), questa volta della fruttivendola.
La ricetta di questo mese, scelta da Annamaria, riguarda un piatto tipico e molto conosciuto della cucina italiana e, nel particolare, veneta: i Risi e bisi.
Contentissima per la scelta, anche perchè in casa mia non si erano mai fatti e quindi potevo imparare una nuova ricetta, vado subito al negozio di frutta e verdura del quartiere, convinta che il mega supermercato aperto da meno di un anno non potesse avere quello che cercavo.
Entro con un fare abbastanza guardingo, mi guardo intorno e vedo dei bellissimi piselli in una cesta di vimini che mi fanno l'occhiolino (eh sì, l'MTC porta anche allucinazioni di tanto in tanto :)) e mi dicono "Eccoci siamo qui!!!"... freno l'entusiasmo pensando che a me ne serve una qualità particolare e chiedo alla fruttivendola "Mi servirebbero dei piselli mangiami!!".
Inutile descrivervi la faccia della ragazza... 
In quel momento mi è balenato nella mente, ma vagamente eh!, che forse avevo sbagliato il nome ed ho cercato di descriverli nel miglior modo possibile ma niente, aveva solo quelli normali e alla fine li ho comprati.
Tornata a casa la prima cosa che ho fatto è stata controllare il nome e, con un effetto postumo, sono diventata tutta rossa per la castroneria che avevo detto... vabbè ormai i piselli li avevo, ma non ero contenta!!


Ho cominciato a cercare su internet e scopro che questa qualità di piselli ("mangiatutto" per la precisione e non "mangiami") sono le taccole... tutta contenta, perchè quelle la fruttivendola le aveva, sgrano i piselli normali (cosa si fa per l'MTC... io odio sgranare qualsiasi legume...), li congelo e torno tutta contenta dalla fruttivendola.


Non so se ero ignorante io (nel senso che ignoro :))) o lei (o tutte e due a questo punto...), ma alla fine è uscito fuori "Ma le taccole sono fagioli!!"... disperata da tanta confusione sono passata da un'altra fruttivendola...
Lei lo sapeva cosa erano i piselli mangiatutto ma me ne voleva vendere 10 kg... spero che le ragazze dell'MTC mi perdoneranno se ho declinato l'offerta, sarei morta al solo pensiero di doverli sgranare tutti!!!
E quindi siamo ritornati ai piselli normali, ormai in congelatore...
Vi risparmio il racconto sul tentativo fallito di fare il burro chiarificato in casa :))...


Per la ricetta originale vi rimando al blog di Annamaria, qui.  La mia è un po' modificata... ma solo un po' :)


Ingredienti per due persone:
  • 600g di brodo vegetale (fatto con 1l di acqua, 1 carota, 1 cipolla, 1 patata, 1 costa di sedano e pochissimo sale... capirete dopo perchè)
  • 120g di riso vialone nano Campanini
  • 120g piselli freschi appena sgranati (a me congelati)
  • 30g di guanciale
  • 30g di cipolla bianca
  • 15g di burro chiarificato
  • 8g di parmigiano a cialdina (circa 50g in totale)
  • sale e pepe qb
Tempo di preparazione
40 min circa

Preparazione
Preparate il brodo e portatelo a bollore; fatelo cuocere per circa 30 minuti dall'ebollizione e poi filtratelo. Versatelo in un pentolino e spostatelo su un fornello a fuoco molto lento.
Fate soffriggere nel burro sciolto la cipolla e il guanciale tritati. Quando saranno ben rosolati aggiungete i piselli e 200g circa di brodo bollente. Fate cuocere per circa 15 minuti o fino a quando i piselli non saranno teneri.
Nel frattempo preparate le cialdine di parmigiano: accendete il forno a 200° con grill e formate su di una teglia ricoperta di cartaforno 6 cerchi di parmigiano di circa 10 cm di diametro. Quando il forno è arrivato a temperatura, infornate e togliete dopo circa 1 minuto (fino a quando non si dorano). Spostate subito le cialdine, con tutta la cartaforno, su di un piano freddo e fate raffreddare.
Quando i piselli saranno teneri, aggiungete il riso e 150g di brodo. Dopo circa 5 minuti (quando il brodo si sarà assorbito) aggiungete gli altri 150g e poi, quando il brodo si sarà assorbito nuovamente, i rimanenti 100g (potete anche aggiungerlo tutto all'inizio e controllare la cottura). Regolate di sale (io non ne ho proprio messo perchè il guanciale ha fatto da padrone ;))
Quando il riso è cotto conditelo con una bella macinata di pepe nero, spostatelo in un piatto di ceramica e giratelo per 5 minuti circa per farlo intiepidire.
Dividetelo in 4 parti e formate, con le mani leggermente bagnate, degli "hamburger" di riso di circa 10 cm di diametro. 
Componete il tortino alternando le cialdine e il riso. Decorate con qualche striscetta di guanciale e quale pisello tenuto da parte e... Buon Appetito!!!

Nb: la quantità del brodo e il tempo di cottura varia a seconda del riso usato. Le dosi indicate sono riferite al riso Campanini.

Con questa ricetta partecipo all'MTC di questo mese


giovedì 24 febbraio 2011

La lagana e ceci di nonno Ciccio

Quando ho letto il regolamento del contest di Cooking Elena, Edo Ergo Sum, mi ha subito affascinato l'idea di dover trovare una frase, un modo di dire, un'aforisma che mi rappresentasse; quando penso ad una frase che mi caratterizza mi ritornano sempre in mente alcuni episodi che, come corsi e ricorsi storici, si sono verificati in diversi momenti della mia vita. Il primo risale a quando avevo circa 18 anni: stavo tornando a casa e una signora sul pullman mi chiede se ho 100 lire per finire di pagare il biglietto, gliele do e quando l'autista le domanda se è riuscita a trovare i soldi lei risponde "Sì me le ha date il bambino". Il bambino?? Vabbè che avevo i capelli corti, molto corti, che avevo un cappellino in testa, che dimostravo un po' meno dei miei anni ma addirittura un bambino... vabbè...
Per il secondo, invece, bisogna ritornare indietro di circa 12 anni: avevo vent'anni e mi stavo recando da mia nonna e, mentre aspettavo il pullman per arrivare nel paesino di montagna in cui vive, un salumiere mi vede e mi dice "Ma tu non dovresti essere a scuola??"... e due... e stavolta niente capelli corti, niente cappellino in testa... va bene...
Ma l'ultimo è stato di sicuro il più "gratificante": studio del medico di famiglia, in sala d'attesa si parla del più e del meno, giusto per far passare il tempo, quando una signora mi dice "Che tu mica hai la patente? Chè sei piccola..." (tutto in calabrese stretto, naturalmente)... L'ho ringraziata e le ho spiegato che l'età della patente l'avevo superata ormai da 14 anni; la signora doveva avere sicuramente dei "gravi" problemi di vista ;)
Anche se con l'avanzare dell'età dimostrare un po' meno dei miei anni mi fa gongolare un po', non è stato bello quando il medico non mi guardava neanche in faccia e non mi dava retta quando gli facevo delle domande sull'intervento appena subito da mia madre ma si rivolgeva solo a lei, ancora intontita dall'anestesia :(
La frase quindi che mi sento dire da una vita è "non dimostri l'età che hai..." e vi assicuro che non sempre fa piacere.
E come questa frase, c'è anche un piatto che mi accompagna da sempre: la lagana e ceci di mio nonno.


Mio nonno, un grande uomo, un artista, un nonno dolcissimo e premuroso scomparso troppo presto, era una persona meravigliosa: la voglia di creare, che era evidente nei suoi quadri, si percepiva anche nei suoi piatti. Quando andavamo a trovarlo e vedevamo la lagana stesa e tagliata grossolanamente sul tavolo in marmo della cucina, sapevamo che avremmo gustato un piatto unico, cucinato con passione e con premura.


La pasta era fatta in casa (con la farina del mulino), i ceci quelli delle contadine che abitavano lì vicino e lo stesso si poteva dire dei pomodori: insomma, un piatto salutare e speciale, un piatto senza tempo che mi riporta agli anni in cui eravamo insieme, gli anni in cui mi sedevo vicino a lui sulla poltrona e dandogli un bacio sentivo la sua barba (quella di qualche giorno) che pungeva.
Mio nonno è scomparso 18 anni fa, io ero poco più che una bambina, ma se chiudo gli occhi e ripenso a lui sento ancora la sua barba che punge sulle mie labbra.


nb: la ricetta è una mia rielaborazione... in effetti non conosco le dosi perchè nonno era uno di quelli, come me, che cucinava da solo e ti faceva trovare tutto pronto... ;)

Ingredienti per 2 persone (porzioni abbondanti):
Per la lagana
  • 75g di semola di grano duro
  • 100g di farina 00
  • 1 uovo
  • 1 cucchiaio di olio
  • 1 pizzico di sale
Per il "sugo"
  • 60g di cipolla
  • 20g di olio evo
  • 100g di acqua
  • 1 barattolo di ceci
  • 20g di pelati
  • 2 cucchiaini di pepe calabrese dolce
  • sale
  • prezzemolo se piace
Tempo di preparazione:
1h e 1/2 circa

Preparazione
Sistemare a fontana le due farine setacciate con il sale e al centro l'uovo e l'olio; amalgamate gli ingredienti e impastate fino ad ottenere un composto sodo ed omogeneo. Formate una palla con l'impasto ottenuto, avvolgetela con della pellicola e fatela riposare in frigo per mezz'ora.
Stendete l'impasto con la nonna papera (io quella della marcato a spessore 6) ed ottenete con una rotella dentellata tante strisce di 7-8cm di altezza e 2-3 di larghezza. Se avete abbbastanza dimestichezza con il mattarello, stendete la sfoglia a mano: non c'è paragone! La pasta è più ruvida e assorbe meglio il condimento.
In una padella antiaderente fate imbiondire la cipolla con l'olio evo, aggiungete i ceci, i pelati, l'acqua e il pepe rosso. Salate e fate cuocere a fuoco moderato per circa 10 minuti.
Cuocete la lagana in abbondante acqua salata, nella quale avrete aggiunto 1 cucchiaio di olio evo, per circa 5 minuti (vi consiglio cmq di assaggiarla perchè il tempo di cottura varia a seconda dello spessore della pasta). Scolatela con una schiumaiola e unitela ai ceci. Fate insaporire a fuoco basso per circa 5 minuti, spegnete e lasciate riposare per almeno 10 minuti.
Detto in calabrese "s'adda 'ntufa'!!"
Servite, se vi piace, con una spolverata di prezzemolo tritato.
Buon Appetito!

Con questa ricetta partecipo al contest di Cooking Elena, Edo Ergo Sum


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