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mercoledì 25 aprile 2018

Tortilla de patatas classica e gnocchi di patate ripieni di uovo "bavoso" :) con crema di cipolle affumicate e asparagi



In casa mia tutto quello che viene fatto con le uova e con le patate è quasi sacro.
Tutti i piatti della mia infanzia, quelli che cucinavano di più i miei genitori contengono questi due meravigliosi ingredienti.
E la Tortilla de patatas, ricetta scelta da Mai per questo "ultimo e primo" MTC, li racchiude entrambi.
L'MTC cambia. E con questa ricetta si chiude (e si riapre, anche se con forma diversa) un cerchio che si era aperto molto tempo fa.
Non posso dire che a casa mia si cucinasse la tortilla perchè la tortilla non è una semplice frittata di patate, ma posso dire che qualcosa di simile c'era, ed è uno di quei comfort food che non ho mai abbandonato. L'espressione, seppur in forma diversa, di un paese che amo tantissimo e che mi ha dato tanto.
Per questo posso dire che anche per me è la chiusura perfetta di un percorso meraviglioso e l'inizio di un altro, che in un modo o nell'altro mi darà tanti strumenti e che si accompagnerà con la solita  voglia di imparare, che credo non mi abbia mai abbandonato.
La Mai, nel suo post, ci spiega molto dettagliatamente come realizzare una tortilla de patatas che si rispetti e ci chiede di riprodurla in due versioni: una classica e una rivisitata.
Per la versione classica ho riprodotto fedelmente la versione originale (dosi per padella da 25 cm), accompagnandola con una ciambotta eretica (realizzata solo con peperoni friggitelli, melanzane e pomodorini ciliegina... perchè patate e cipolle erano già nella tortilla ;)).

Per la versione rivisitata per prima cosa mi è venuto in mente l'uovo "bavoso"... da lì il mio pensiero è volato ai Fagottelli alla carbonara di Heinz Beck e da lì ancora al penultimo MTC sull'affumicatura. Poi è ritornato sulle frittate di asparagi che preparava la mia mamma... con quelli appena raccolti selvatici, leggermente amarognoli. E da lì sono ritornata alle patate. Quindi mi è venuto in mente di riempire le patate come avevo fatto per un MTC circa due anni fa che mi era piaciuto tantissimo, con il cuore morbido, di usare anche gli asparagi  e di affumicare le cipolle. Per il cuore morbido ho dovuto studiare un po'. Sono partita dalla ricetta di Beck e, passando per le istruzioni "scientifiche" di Lo Cascio, sono arrivata a questo risultato. Per l'affumicatura ho seguito il post meraviglioso di Greta e finalmente sono riuscita a provare quella fatta con il riso. Vediamo un po' cosa è uscito da questo brainstorming. Perdonatemi se riesco a pubblicare solo oggi ma, nonostante avessi fatto foto e preparato i piatti già da qualche giorno, la scorsa settimana non ho avuto tregua a lavoro.
Cominciamo dalla tortilla classica. Per la preparazione vi lascio alla descrizione dettagliatissima della Mai.

Ingredienti per una tortilla di 25cm:
  • 1,2kg di patate (già al netto dello scarto, pelate)
  • 11 uova medie (sempre dispari come dice Mai)
  • 1 cipolla dorata
  • olio extravergine di oliva
  • sale
Per la ciambotta (o cianfotta) eretica:
  • 400g di friggitelli
  • 400g di melanzane
  • 400g di pomodorini ciliegia 
  • olio extravergine di oliva (circa 50g)
Tempo di preparazione
45 minuti

Preparazione
"Lavate le patate e sbucciatele, tagliatele a pezzi irregolari* e friggetele con del olio in una padella molto capiente, e dopo 5 minuti aggiungete la cipolla tagliata a fettine molto sottili. 
Già qui ci sono diversi tipi di pensieri su come deve essere il taglio delle patate. 
Chi dice a dadini chi a giuliane chi come me li fa "alla buona" ossia tutti irregolari, perché mi da la sensazione che in questo modo si amalgamano meglio tra di loro e la tortilla venga più compatta.
Salate mentre friggono e girate ogni tanto per non bruciarle, sarebbe meglio farle saltare in modo di non spappolarle tropo, ma visto il peso non ve lo consiglio, se non siete pratici in sollevamento pesi... o come dico spesso « se avete i polsi collaudati».


In un recipiente, sempre molto capiente, sbattete le uova e salate, pensate che le patate vano anche loro regolate di sale.
Quando le patate e la cipolla sono cotte e dorate, oserei dire fritte e croccanti, versatele dentro il recipiente con le uova sbattute, tenendo cura di non versarci l'olio ma lasciarlo nella padella.
Amalgamare e controllare di sale, (a me questo momento piace da matti, tanto che rischierei di mangiarmi tutto e… Adios tortilla!).
A questo punto versate il composto nella padella, a fuoco basso, procurando non bruciarlo. Con il mestolo di legno, mi raccomando, controllare che non si attacchi anche se il massimo per una tortilla de patatas è il gioco di polso facendo si che questa si muova dentro la padella e non si attacchi, ovviamente non dovete essete sostenuto con l'Oglio, si era capito vero? ;)
Ed ecco che adesso viene la parte più temuta... GIRARLA! 
Niente panico!!!
Dovete soltanto avere un piatto piato, abbastanza grande da coprire giusto la padella, datemi reta e inumiditelo con dell'acqua dalla parte dove si appoggerà la tortilla, in questo modo scivolerà da sola e non farete fatica a rovesciarla, altrimenti vi assicuro che l'uovo si appiccica!
Allora, ci siamo? Facciamolo insieme:
mettiamo il piatto sulla padella, appoggiamo la mano sopra mentre con l'altra mano prendiamo la padella e la giriamo, accompagnando il piatto.
Stop!
Fatto!
Ma non è finita perché ora viene una parte al tanto quanto importante, quella del rimboccare la tortilla, mi raccomando sempre con un mestolo di legno, e in questo caso con la parte concava, e cominciate a rimboccare tutto intorno la frittata, come quando fate il letto, non so se mi spiego… ma con questo trucchetto è come si ottiene quel "effetto cuscinetto imbottito" che fa tanto figo!
Molt bé! Adesso siamo alla fine, potete far scivolare la tortilla dalla pentola stessa su un piatto se volete, ma io vi consiglio di ripetere lo stesso procedimento di prima, soltanto che questa volta non serve bagnarlo pere farla scivolare.
Una cosa la quale ci tengo a dire, alla quale magari molti di voi arrufferete il naso, è che la tortilla non deve mai risultare sec a o ben cotta dentro, deve risultare "bavosa", "umidiccia" … insomma un po' cruda!"

Ed ecco la mia bella bavosetta :P

Per l'accompagnamento... tagliamo a fettine i friggitelli, a cubetti le melanzane e a 4 parti i pomodorini e facciamoli rosolare nell'olio caldo per circa 20-25 minuti. Regoliamo di sale e serviamo.
Io ho tolto dal fuoco quando erano cotte le melanzane. Ho voluto mantenere un po' più "croccantelli" i friggitelli.

Adesso passiamo alla versione rivisitata... Curiosi??


Ingredienti per 4 persone:
Gnocchi ripieni:
  • 540g di patate della Sila
  • 130g di farina 00
  • 1 uovo medio
  • un pizzico di sale 
  • 100g di asparagi, preferibilmente selvatici, al netto dello scarto (peso lordo circa 200g) 
  • acqua di cottura degli asparagi
  • sale
    • 3 tuorli
    • 35g di pecorino romano grattugiato
    • 60g di panna fresca (35% di grassi)
    • sale
    • 2 cipolle dorate
    • 25g di riso basmati
    • qualche grano di pepe nero
    • 1 cucchiaino di té nero English Breakfast (volevo un sapore delicato)
    • 1 cucchiaio di zucchero di canna
    • olio extravergine di oliva (circa 50g)
    • acqua calda
    • sale
    Tempo di preparazione
    1h e 1/2 circa

    Procedimento
    Prepariamo il ripieno. Montiamo con le fruste, a bagnomaria, i tuorli con il pecorino. Portiamo il composto a 63°. Quando arriva a temperatura, togliamo dal bagnomaria e continuiamo a montare con le fruste per far scendere la temperatura di qualche grado. Rimettiamo sull'acqua e ripetiamo la stessa operazione 4 volte. Togliamo dal fuoco e facciamo raffreddare. Montiamo la panna e conserviamo in frigo, fino a quando le uova non si sono raffreddate. Incorporiamo molto delicatamente la panna al composto di uova. Facciamo raffreddare in frigo per almeno 1 ora.
    Prepariamo le patate. Laviamo le patate e facciamole cuocere in forno a 200° (con tutta la buccia) per circa 40 minuti.
    Prepariamo il condimento (mentre cuociono le patate).
    Crema di cipolle. Prepariamo il cartoccio per l'affumicatura con due fogli di alluminio. Sistemiamolo alla base di una pentola alta con dentro il riso, il té, qualche grano di pepe nero e lo zucchiero di canna. Chiudiamo con il coperchio e aspettiamo che si cominci a formare la colonnina di fumo all'interno della pentola. Quando la pentola si sarà riempita di fumo, inseriamo il cestello con le cipolle pulite e bucherellate. Chiudiamo con coperchio, spegniamo il fuoco e facciamo affumicare per 20 minuti.
    Dopo l'affumicatura, tagliamo le cipolle a fettine e facciamole rosolare in una padella con l'olio extravergine di oliva per circa 5 minuti. Aggiungiamo tanta acqua calda quanta ne serve a coprire le cipolle e facciamo cuocere per altri 10 minuti. Se necessario ripetiamo l'operazione. Regoliamo di sale. Frulliamo con un minipimer le cipolle cotte per ottenere una crema.
    Crema di asparagi. Puliamo gli asparagi e lessiamoli in acqua bollente leggermente salata per 4 minuti. Scoliamo gli asparagi conservando l'acqua di cottura. Mettiamo da parte le punte e frulliamo il resto con un po' di acqua di cottura.
    Prepariamo gli gnocchi. Appena le patate sono pronte, sbucciamole e schiacciamole con uno schiacciapatate direttamente sulla spianatoia. Allarghiamole per far uscire il vapore e aggiungiamo gradualmente la farina, l'uovo e un pizzico di sale. Impastiamo fino ad ottenere una pagnottina e creaiamo un cilindro. Tagliamo dei pezzetti di circa 25g e otteniamo una "pizzetta" all'interno della quale sistemeremo un mezzo cucchiaino di composto di uovo. Otterremo circa 24 gnocchi. Facciamo raffreddare in frigo per 20 minuti.
    Prepariamo il piatto. Mettiamo la crema di asparagi in una padella e teniamo in caldo. Ridiamo la forma tonda agli gnocchi* e cuociamoli in acqua bollente leggermente salata per 3 minuti e mezzo. Scoliamo con una schiumaiola e facciamo insaporire con la crema di asparagi per 30 secondi a fuoco spento.
    Dividiamo in quattro piatti fondi la crema di cipolle, sistemiamo al centro gli gnocchi e decoriamo con le punte degli asparagi.
    Serviamo caldi.


    Con queste due ricette partecipo all'MTC di questo mese

    * Durante il riposo in frigo gli gnocchi tendono a schiacciarsi alle estremità.

    venerdì 28 novembre 2014

    Muffin al cocido manchego con verza, ceci, guanciale, paprika e polpettine ovvero il mio muffin chisciottesco e surreale... solo per l'MTC!


    «En un lugar de la Mancha, de cuyo nombre no quiero acordarme, no ha mucho tiempo que vivía un hidalgo de los de lanza en astillero, adarga antigua, rocín flaco y galgo corredor. 
    Una olla de algo más vaca que carnero, salpicón las más noches, duelos y quebrantos los sábados, lentejas los viernes, algún palomino de añadidura los domingos, consumían las tres partes de su hacienda»
    (Miguel de Cervantes, Don Quijote de la Mancha. I) 

    Chi non conosce il Quijote? E chi, per una volta nella vita non ha sentito la netta sensazione di combattere contro i mulini a vento?
    Mi è sembra piaciuta l'idea di un cavaliere errante che oltre ogni aspettativa e, soprattutto, contro ogni consiglio si avventurava per la Spagna alla ricerca di una donzella da salvare, di un drago da sconfiggere, di un'ingiustizia da combattere. 
    Forse perchè alcune volte anch'io mi sono sentita un po' così: un cavaliere che con un'armatura improvvisata, in groppa ad un ronzino cercava di farsi avanti contro giganti immaginari, alla ricerca di qualcuno da salvare che, alla fine, non era altro che la proiezione di se stesso.
    Fondamentalmente è sempre stata presente nella mia vita, prima di studentessa e poi di insegnante: non potrò mai dimenticare quell'alunno di II media che disse di conoscere le meravigliose avventure del cavaliere spagnolo e del suo scudiere Ciccio Panza (O_o), la prima lezione di letteratura spagnola tenuta in un liceo linguistico, che trattava proprio del Quijote o il mio esame di abilitazione che si concentrava sull'analisi dell'episodio dei mulini a vento.
    Insomma un  cavaliere dalla triste figura che mi accompagna e che mi segue in alcuni dei momenti più importanti della mia vita personale e professionale.
    Ed è proprio questa l'opera (la II) che ho scelto per i muffin di Francesca dell'MTC di questo mese. Anche questa volta niente dolce ma un muffin salato all'interno del quale far convergere la cucina mancega del cavaliere errante e di quell'epoca. 
    La olla a cui si riferisce nell'incipit dell'opera non è altro che quel pentolone dove c'è  «más vaca que carnero» (più vacca che castrato) chiamato generalmente cocido.
    Sebbene a Madrid ci sia uno dei cocidos più celebri e più conosciuti, è un piatto che ritroviamo in tutta la Spagna e che risale ai sefarditi, gli ebrei spagnoli, consumato durante lo shabat, giorno durante il quale non si poteva accendere il fuoco per cucinare.
    Il piatto, preparato dalle donne sefardite il venerdì sera, conteneva diversi tipi di carne (a seconda delle proprie possibilità, ma normalmente capretto o agnello, vitella o pollo), ceci o fagioli bianchi, uova sode, cipolla, aglio e un po' di olio di oliva. Alcune volte anche un pizzico di zafferano per dare un po' di colore al piatto. Un bollito che doveva cuocere 3-4 ore e che veniva poi consumato in tre portate: prima il brodo con fette di pane, poi i legumi e gli ortaggi e, infine, la carne.
    In seguito all'espulsione degli ebrei dalla Spagna del 1492, nella preparazione si aggiunsero anche lardo, insaccati e altri prodotti suini vietati alla religione ebraica, soprattutto la morcilla, salume tipico spagnolo a base di sangue di maiale e bandiera di appartenenza, in quel periodo, alla religione cristiana. Per lo stesso motivo venne quasi abolito l'olio d'oliva perchè considerato "segno di deviazione eretica", sostituito (anche nelle caldissime terre di Andalusia, quindi altamente sconsigliato) dallo strutto.
    Dopo questa lunghiiisiiiiiimmmmaaaaaa :) parentesi storica torniamo al nostro cavaliere.
    Il cocido manchego è un diretto discendente della olla podrida (che non  dobbiamo tradurre come "pentola marcia" ma come "pentola con dentro tutto mescolato", da una storpiatura del francese pout-pourri) che ha pochissime varianti ed è un piatto tipicamente invernale servito ancora in tre portate: la prima il brodo con fideos, la seconda carne e insaccati e la terza i ceci con le verdure.
    Non potendo mettere gli spaghetti nei muffin o immergerlo nel brodo :) ho deciso di darne una mia interpretazione...
    Quindi il mio muffin surreale e chisciottesco non è altro che un muffin ai ceci, verza, guanciale e paprica affumicata (per poter "simulare un po' il sapore della morcilla o del chorizo) con una polpettina al centro, per ricordare un po' la carne di vitello ;).
    Ed eccolo qui nella sua scintillante armatura improvvisata.


    Le notizie storiche sono state prese da un bellissimo libro di Marina Cepeda Fuentes, Le pentole di Don Chisciotte. A tavola con il cavaliere della triste figura, dove la scrittrice e giornalista "itagnola" analizza la cucina nell'opera cervantina e ne delinea la storia nella Spagna di allora e di adesso. Nel libro sono presenti anche 25 ricette ("che tratta di come devono essere preparati i piatti citati da Cervantes"), tra queste anche il cocido manchego.

    Ingredienti per 6 muffin:
    • 150g di farina 00
    • 4g di lievito istantaneo
    • 1 pizzico di bicarbonato
    • 1 uovo
    • 35g di burro fuso
    • 80g di verdure di cui 40g di verza già lessata (tagliata a listarelle e cotta in padella con rivestimento in pietra con il coperchio, sale e un po' d'acqua) e 40g ceci già lessati 
    • 1 spicchio d'aglio
    • 10g di olio evo
    • 80g di yogurt magro
    • 25g di fomaggio di pecora (io cacio di Pienza nero)
    • 25g di guanciale
    • 1g di sale
    • 6 polpettine
    Per le polpettine
    • 30g di carne macinata
    • sale
    • un pizzico di paprica affumicata
    • un cucchiaino di acqua
    Tempo di preparazione
    1h ca. (esclusi i tempi di cottura dei ceci e della verza)

    Procedimento
    Prepariamo il "frullato" di verdure e le polpettine. Facciamo rosolare uno spicchio d'aglio in 10g di olio evo. Aggiungiamo il guanciale tagliato a dadini e facciamo rosolare. Mettiamo da parte il guanciale e aggiungiamo la verza e i ceci. Facciamo insaporire per circa 5 minuti, aggiungendo acqua di cottura dei ceci se necessario. Quando l'acqua è totalmente assorbita, eliminiamo l'aglio e frulliamo le verdure. Facciamo raffreddare. Sciogliamo il burro a bagnomaria.
    Mescoliamo la carne tritata con un cucchiaino di acqua, un pizzico di sale e una puntina di paprica affumicata. Formiamo delle polpettine grandi come noccioline e rosoliamole per un paio di minuti (giusto il tempo di fargli fare un po di crosticina ;)).

    Prepariamo i muffin. Accendiamo il forno, in modalità statica a 190°. Setacciamo in una ciotola la farina 00 insieme al lievito, il sale, il bicarbonato, il guanciale, il formaggio grattugiato. In un'altra ciotola uniamo l'uovo sbattuto con lo yogurt, il "frullato" di verdure e il burro. Imburriamo e infariniamo i pirottini. 
    Versiamo gli ingredienti liquidi nella ciotola con quelli solidi e molto rapidamente mescoliamo l'impasto. Tagliamo due pezzettini, dal lato della testa dei gamberoni e mettiamoli da parte.
    Cuociamo i muffin. Distribuiamo 2 cucchiai di impasto in 5 pirottini. Inseriamo all'interno dei muffin, al centro, una polpettina e copriamo con un altro cucchiaio di impasto. Cuociamo per 25 minuti avendo cura di abbassare la temperatura del forno a 180° appena messi dentro i muffin.
    A cottura ultimata distribuiamo un pezzettino di burro su ogni muffin e, dopo 5 minuti, togliamoli dal pirottino e mettiamoli a raffreddare su una griglia. Servite caldi e...
    Buon Appetito!!
    Con questa ricetta partecipo all'MTChallenge di questo mese:

    giovedì 28 marzo 2013

    La mia seconda monoporzione di fideuà catalana con capesante impanate, ispirate da...

    Una delle regole del "perfetto foodblogger" recita "Mai, e dico mai ;), pubblicare due post lo stesso giorno"..
    Beh, diciamo che di perfetto ultimamente, soprattutto nella mia "carriera" da foodblogger, c'è ben poco e questa non sarebbe l'unica regola alla quale non mi attengo. 
    Ma se prorpio ne vogliamo parlare, credo non sia carino proporre, lo stesso giorno, due ricette: bisogna dare tempo a chi legge (anche se l'unico lettore che hai negli ultimi mesi è tua sorella ;)) di poter leggere!
    Ma questa volta devo proprio disobbedire! 
    Alla base di tutto il fatto che fossi convinta che oggi era 27 e che quindi avevo due giorni per poter pubblicare le mie ricette dell'MTC... e invece no! Da qui le due ricette, tutt'e due per l'MTC, pubblicate oggi! Grazie Nora per avermelo detto ;)



    Questa volta, via i gamberoni e largo alle capesante!
    Come mai potreste chiedervi... per giunta impanate...
    L'idea me l'ha data questa persona qui, o meglio questo piatto "divino" (e vi assicuro che non sto esagerando) assaggiato alla manifestazione Taste of Roma, che si è tenuta nel mese di settembre e durante la quale ho anche festeggiato l'anniversario con la dolce metà.

    Le capesante impanate e ripiene di mozzarella di bufala, foglie di sedano e tartufo nero dello chef Francesco Apreda.
    Non ero in grado naturalmente di rifare il piatto ma almeno il gusto di impanare una capesanta e friggerla me lo sono tolto ;)
    A me l'abbinamento è piaciuto tanto anche perchè la presenza di questo frutto di mare manteneva la "dolcezza" dei gamberoni e non ha alterato in modo singnificativo il sapore originale del piatto.

    La ricetta è quasi identica a quella presentata stamattina; le uniche varianti riguardano le capesante.

    Ingredienti per 1 persona:
    Per la fideuà:
    • 100g di "fideus" (io spaghetti spezzati in pezzetti di circa 2/3 cm)
    • 1 pomodoro maturo
    • 60g di gamberi (circa 6)
    • 60g di calamari al netto dello scarto
    • 1 capesanta
    • 1 spicchio d'aglio
    • la punta di una cucchiaino di paprica dolce
    • qualche pistillo di zafferano
    • sale 
    • olio evo (si comincia con 20g...)
    • brodo di pesce q.b. (ottenuto con...)
    • il tuorlo di un uovo
    • pangrattato qb
    Per il brodo:
    • 1 l di acqua
    • 1/2 cipolla
    • le teste e il carapace della metà dei gamberi
    • sale
    Per la salsa alioli (ho seguito la ricetta di Elisa... dimezzata però ;))
    • 1 tuorlo
    • 2 spicchi d'aglio
    • 125 ml di olio di semi di girasole
    • 1/2 cucchiaino di senape di digione
    • 1/2 cucchiaino di aceto di vino bianco
    • 1 cucchiaino di succo di limone
    • sale e pepe
    Tempo di preparazione
    1h circa

    Preparazione
    Prepariamo il brodo. Mettiamo la testa e il carapace della metà dei gamberi (ma non il filino nero :)) in una pentola insieme alla mezza cipolla tagliata a metà. Copriamo con 1 litro di acqua fredda e cuociamo per circa 30 minuti, schiumando di tanto in tanto. Saliamo leggermente il brodo. Quando è pronto teniamo in caldo.

    Prepariamo la fideuà. Mettiamo in una pentola (l'ideale sarebbe la paellera ma non avendola ho optato per il wok di questa linea) l'olio e quando è caldo tostiamo gli spaghetti. Come dice Mai "farli tostare il più omogeneamente possibile, devono diventare sul marroncino ma attenzione a non bruciarli troppo" e poi mettiamoli da parte. Uniamo i gamberi, sia quelli puliti che quelli interi, facciamoli cuocere per circa 2-3 minuti, saliamo e mettiamoli da parte. La cosa ideale è avere a disposizione un contenitore dove mantenere il pesce caldo.
    Aggiungiamo la capesanta e facciamola rosolare nell'olio caldo (se necessario aggiungere olio) per qualche minuto (3-4). Mettiamo da parte.
    Aggiungiamo i calamari tagliati ad anelli, facciamoli cuocere anche questi per 3-4 minuti, saliamoli e mettiamoli da parte.
    Laviamo, sbucciamo il pomodoro e tagliamolo a pezzettini piccoli. Tritiamo finemente l'aglio, facciamolo soffriggere e uniamo il pomodoro. Aggiungiamo un pizzico di zucchero e, dopo, aggiustiamo di sale. Se necessario, allughiamo con un po' di brodo.
    "Quando il soffritto ha cambiato colore, si è ridotto e addensato", come dice Mai, aggiungiamo i pistilli di zafferano, pestati nel mortaio e sciolti in un po' di brodo caldo, e la paprica dolce. Uniamo tanto brodo quanto ne serve a coprire gli spaghetti e portiamolo a bollore. Quando bolle uniamo gli spaghetti. "Qui vanno controllati i tempi di cottura della pasta". La mia cuoceva in 11 minuti, quindi 5 minuti da sola e poi i restanti 7 con i gamberi e i calamari. Quando mancano 5 minuti alla fine della cottura della pasta, passiamo nell'uovo e nel pangrattato la capesanta e friggiamola nell'olio di semi bollente. Saliamo leggermente e facciamo "asciugare" su carta assorbente.

    Prepariamo la salsa alioli. Per la salsa riporto le parole di Elisa perchè ho seguito la sua ricetta:
    "1. Mettete i tuorli, la senape e l'aceto in una ciotola. unite un pizzico di sale e il pepe (meglio se bianco) - Unite ai tuorli 2 spicchi d'aglio sbucciati e schiacciati in un mortaio.
    2. Ponete la ciotola su un canovaccio inumidito e incorporate l'olio, dapprima goccia a goccia, poi a filo, lavorando sempre con la frusta. 
    3. Proseguite, incorporando l'olio con un filo costante, mentre la salsa inizia ad addensarsi, mescolando continuamente per mantenere stabile l'emulsione. 
    4. quando tutto l'olio è stato incorporato e la maionese si è addensata, aggiungete il succo di limone. Regolate di sale e pepe, a piacere. 

    Se volete usare un frullatore elettrico o un robot da cucina, lavorate sempre alla velocità minima. Con la macchina in movimento, versate l'olio in un filo sottile ma costante, versandolo attraverso il coperchio del vaso, fino a quando la maionese apparirà densa ed emulsionata. Incorporate infine il succo di limone e regolate di sale e di pepe, a piacere".

    Io l'ho fatta con il minipimer ed è venuta spettacolare :)).

    Impiattiamo. Serviamo la fideuà con la capesanta sopra e con la salsa alioli affianco e...

    Buon Appetito!!


    Con questa ricetta partecipo all'MTC del Mese di Marzo


    La fideuà catalana: le mie monoporzioni :(... la prima, tradizionale!

    Poche volte mi è capitato di rimanere sola a Roma... ero sempre io quella che andava via! Non lavorando mi era possibile allungare le vacanze di Natale o quelle pasquali, scendere dai miei per qualche urgenza o per semplice piacere personale e lasciare la dolce metà sola a sbrigarsi le faccende di casa e a godere di quei brevi momenti di "singletudine".
    Questa volta però è capitato a me... strano!
    Strano cucinare per l'MTC, e per di più un piatto spagnolo (mi perdonerà la Mai :)), senza di lui.
    Ma solo perchè ero sola non potevo rinunciare.


    E così mi sono dedicata alle mie monoporzioni di fideuà, piatto che la vincitrice di questo mese, la Mai, ha scelto per l'MTC di Marzo.
    Speravo tanto in una ricetta "spagnola" (e siamo a due...), ma meglio di così non mi poteva andare. Ho studiato la cultura di quei luoghi per tanti anni e quando finalmente sono riuscita ad andarci Barcellona è stata la mia meta... la nostra meta. La prima vacanza in due, la prima vacanza da neo-laureati, la prima vacanza in una città splendida. Nonostante fosse agosto la spiaggia non l'abbiamo proprio vista e ci siamo girati in lungo e in largo i suoi monumenti, i suoi parchi e... i suoi ristoranti. Ma questo piatto non lo avevo mai assaggiato...

    Per le sue origini non ci sono parole migliori di quelle di Mai...

    "Siete nel 1915, dentro la cambusa di un peschereccio e state navigando sul mare mediterraneo, nelle coste dei paesi catalani*. Fuori l'aria è salata e fresca. Tra poco dovrete servire il pranzo. Voi siete i cuochi, dovete cucinare per il capitano e i pescatori. Nel vostro calderone non mancano mai il pesce fresco di giornata, il brodo e mezzo pugno di riso a testa. Peccato però che il capitano pensi solo per sé mangiando sempre più del dovuto, lasciando gli altri a digiuno! Al capitano piace assai il riso col pesce… ma se invece del riso la prossima volta ci provate a mettere della pasta?


    Immaginate...
    Ci siete?
    Fatto!
    Nasce così la fideuà, da un pescatore di a Gandia (Valencia).

    *Con i re catalani, la corona d'Aragona prosperò e si espanse il modo che i suoi territori comprendevano Valencia, le isole di Mallorca, Sicilia, Corsica, Sardegna e Napoli. La corona d'Aragona divenne l'impero militare più potente e commerciale di tutto il Mediterraneo...".
    Per un piatto così "giovane" la sua popolarità è tanta e tutti se ne prendono la paternità. 
    In realtà La fideuà non è proprio una ricetta catalana, ma si dei paesi catalani, tra i quali ne fa parte la Comunitat Valenciana, (lo stesso per la paella), in questo caso si da la paternità al cuoco di un peschereccio nativo di Gandia (Valencia)".

    Lo zafferano che ho utilizzato, direttamente dalla Turchia :)

    Per la mia prima monoporzione ho seguito la ricetta originale: vi assicuro che è veramente spettacolare!

    Ingredienti per 1 persona:
    Per la fideuà:
    • 100g di "fideus" (io spaghetti spezzati in pezzetti di circa 2/3 cm)
    • 1 pomodoro maturo
    • 60g di gamberi (circa 6)
    • 60g di calamari al netto dello scarto
    • 1 gamberone
    • 1 spicchio d'aglio
    • la punta di una cucchiaino di paprica dolce
    • qualche pistillo di zafferano
    • sale 
    • olio evo (si comincia con 20g...)
    • brodo di pesce q.b. (ottenuto con...)
    Per il brodo:
    • 1 l di acqua
    • 1/2 cipolla
    • le teste e il carapace della metà dei gamberi
    • sale
    Per la salsa alioli (ho seguito la ricetta di Elisa... dimezzata però ;))
    • 1 tuorlo
    • 2 spicchi d'aglio
    • 125 ml di olio di semi di girasole
    • 1/2 cucchiaino di senape di digione
    • 1/2 cucchiaino di aceto di vino bianco
    • 1 cucchiaino di succo di limone
    • sale e pepe
    Tempo di preparazione
    1h circa

    Preparazione
    Prepariamo il brodo. Mettiamo la testa e il carapace della metà dei gamberi (ma non il filino nero :)) in una pentola insieme alla mezza cipolla tagliata a metà. Copriamo con 1 litro di acqua fredda e cuociamo per circa 30 minuti, schiumando di tanto in tanto. Saliamo leggermente il brodo. Quando è pronto teniamo in caldo.

    Prepariamo la fideuà. Mettiamo in una pentola (l'ideale sarebbe la paellera ma non avendola ho optato per il wok di questa linea) l'olio e quando è caldo tostiamo gli spaghetti. Come dice Mai "farli tostare il più omogeneamente possibile, devono diventare sul marroncino ma attenzione a non bruciarli troppo" e poi mettiamoli da parte. Uniamo i gamberi, sia quelli puliti che quelli interi, facciamoli cuocere per circa 2-3 minuti, saliamo e mettiamoli da parte. La cosa ideale è avere a disposizione un contenitore dove mantenere il pesce caldo.

     

    Aggiungiamo i gamberoni (anzi, il gamberone :)) e facciamoli rosolare nell'olio caldo (se necessario aggiungere olio) per qualche minuto (3-4). Mettiamo da parte.
    Aggiungiamo i calamari tagliati ad anelli, facciamoli cuocere anche questi per 3-4 minuti, saliamoli e mettiamoli da parte.
    Laviamo, sbucciamo il pomodoro e tagliamolo a pezzettini piccoli. Tritiamo finemente l'aglio, facciamolo soffriggere e uniamo il pomodoro. Aggiungiamo un pizzico di zucchero e, dopo, aggiustiamo di sale. Se necessario, allughiamo con un po' di brodo.
    "Quando il soffritto ha cambiato colore, si è ridotto e addensato", come dice Mai, aggiungiamo i pistilli di zafferano, pestati nel mortaio e sciolti in un po' di brodo caldo, e la paprica dolce. Uniamo tanto brodo quanto ne serve a coprire gli spaghetti e portiamolo a bollore. Quando bolle uniamo gli spaghetti. "Qui vanno controllati i tempi di cottura della pasta". La mia cuoceva in 11 minuti, quindi 5 minuti da sola e poi i restanti 7 con i gamberi e i calamari.

    Prepariamo la salsa alioli. Per la salsa riporto le parole di Elisa perchè ho seguito la sua ricetta:
    "1. Mettete i tuorli, la senape e l'aceto in una ciotola. unite un pizzico di sale e il pepe (meglio se bianco) - Unite ai tuorli 2 spicchi d'aglio sbucciati e schiacciati in un mortaio.
    2. Ponete la ciotola su un canovaccio inumidito e incorporate l'olio, dapprima goccia a goccia, poi a filo, lavorando sempre con la frusta. 
    3. Proseguite, incorporando l'olio con un filo costante, mentre la salsa inizia ad addensarsi, mescolando continuamente per mantenere stabile l'emulsione. 
    4. quando tutto l'olio è stato incorporato e la maionese si è addensata, aggiungete il succo di limone. Regolate di sale e pepe, a piacere. 

    Se volete usare un frullatore elettrico o un robot da cucina, lavorate sempre alla velocità minima. Con la macchina in movimento, versate l'olio in un filo sottile ma costante, versandolo attraverso il coperchio del vaso, fino a quando la maionese apparirà densa ed emulsionata. Incorporate infine il succo di limone e regolate di sale e di pepe, a piacere".

    Io l'ho fatta con il minipimer ed è venuta spettacolare :)).

    Impiattiamo. Serviamo la fideuà con il gamberone sopra e con la salsa alioli affianco e...

    Buon Appetito!!

    Con questa ricetta partecipo all'MTC del Mese di Marzo


    mercoledì 13 aprile 2011

    Un po' di Francia e un po' di Spagna per un ritorno desiderato... Caramelline di sfoglia al camembert e marmellata ai frutti di bosco Rigoni di Asiago

    Finalmente ce l'abbiamo fatta!
    Il mio papà lunedì scorso è tornato a casa e adesso lo aspetta una lunga e difficile convalescenza e riabilitazione, ma almeno il peggio è passato. Sono stati momenti veramente difficili ma alla fine ce l'abbiamo fatta. A proposito, di nuovo grazie a tutti quelli che mi sono stati vicini :)
    Io domenica sera sono tornata a Roma... al di là del dovermi riabituare alla vita di qui, dopo 19 giorni passati in un paesino della costa tirrenica calabrese, ho dovuto riprendere possesso della mia cucina: là non era possibile sfiziarsi particolarmente, anche perchè era proprio la situazione che non te lo permetteva, e quindi non vi dico :)
    Ieri per fare una semplice ciambella all'arancia sembrava che in cucina fosse scoppiata una bomba ;) Almeno la ciambella era buona...
    Lunedì, mentre riprendevo possesso anche delle mie lunghissime navigate per i food-blog, mi sono imbattuta nel contest di Come si fa..., "Marmellata... che passione!", organizzato in collaborazione con Rigoni di Asiago.
    Mio padre ha sempre adorato i prodotti di questa azienda ed io li ricordo sempre presenti nella nostra cucina, quindi perchè non ritornare a pubblicare con una ricetta che alla fine un po' lo riguarda?!
    Beh, lui mangiava la loro marmellata sulle fette biscottate e non ha mai voluto utilizzarla neanche per un dolce, diceva che era troppo buona e si doveva gustare così :), ma io invece ho voluto pensarla in un piatto salato.
    La ricetta che propongo è una rivisitazione del celebre Camembert fritto con salsa di mirtilli rossi della cucina francese; io però l'ho mangiato a Tenerife e quindi per me sa anche un po' di Spagna. 



    Ingredienti per 8 caramelline:
    • 1 rotolo di pastasfoglia rettangolare di 36cmx26cm
    • 120g di camembert o brie diviso in 8 rettangolini da 15g l'uno
    • 100g di marmellata ai frutti di bosco Rigoni di Asiago
    • 1 uovo per spennellare
    • qualche stelo di erba cipollina
    Tempo di preparazione
    20 min

    Preparazione
    Srotolate la pastasfoglia ed ottenete dei rettangolini di 9cmx13cm. Spalmateci al centro un cucchiaino di marmellata e sistemateci sopra un rettangolino di formaggio.


    Chiudete come una brochure (inumidendo leggermente la pastasfoglia) e sigillate bene i lati (altrimenti formaggio e marmellata potrebbere fuoriuscire durante la cottura).
    Spennellate con l'uovo e disponetele in una teglia ricoperta di carta forno.


    Cuocete a 200° in forno ventilato per 10 minuti. 
    Nel frattempo scottate per 20 secondi in acqua bollente 16 fili di erba cipollina, scolateli e fateli raffreddare; sfornate le caramelline, arrotolate l'erba cipollina intorno alle due estremità, fate raffreddare per 5 minuti e servite tiepide.
    E Buon Appetito!!

    Con questa ricetta partecipo al contest di Come si fa..., "Marmellata... che passione!"


    lunedì 10 gennaio 2011

    Tortillas e salsa di peperone rosso... in giro per la Spagna con le Verrine in Rete!


    Qualche tempo fa, navigando un po' per blog di cucina, avevo trovato il concorso Verrine in rete; la proposta delle tre autrici, Claudia Castaldi - Ady Melles - Sandra Salerno, era quella di far riproporre a cuochi per passione o per lavoro (o per tutt'e due) una delle tre ricette presentate (Biscotti, mousse al pistacchio e fragole - Tortillas e salsa di peperone - Uova in camicia con peperoni).
    Io appena le ho viste ho subito scelto la seconda: sicuramente il nome ha giocato un ruolo fondamentale perchè quando ho letto tortillas ho ripensato subito al Messico, Paese dove ho lasciato un pezzettino di cuore, senza considerare che in Spagna si utilizza lo stesso termine per indicare una cosa completamente diversa!
    E mentre pensavo alle dosi di farina di mais da utilizzare per realizzarle e a chissà dove avevo messo il libro di Cocina mexicana acquistato durante il mio primo viaggio, mi rendo conto dell'equivoco ;)) Ah ah ah ... stavo per fare una frittata di patate con farina di mais e acqua...
    Leggendo il commento dell'ideatrice della ricetta, Ady Melles, alla sua stessa creazione ("Adoro la cucina spagnola e le sue innumeroli tapas."), mi sono tornate alla mente tutte le emozioni "donatemi" dalla Spagna e dalle sue città e ho pensato di condividerle con voi: Barcellona, regalo per la laurea e primo viaggio con il mio compagno, con le sue meraviglie architettoniche e i suoi colori

    La Pedrera

    Casa Batlló

    Il mercato de La Boquería

    Parc Guell

    La Sagrada Familia..

    Puerto de la Cruz, a Tenerife, con il suo suggestivo vulcano e la sua Lagarto tizón sparsa per tutto il paese...

    Il vulcano del Teide

    Arrampicandomi... ;)

    Le altre isole Canarie viste dal Teide

    Guidando tra le rocce vulcaniche

    El Lagarto tizón ovvero la lucertola "tizzone".. se guardate bene in questa foto ce ne sono 6 ;)

    e l'Andalusia: Sivilla con le sue cattedrali, i suoi monumenti che riportano ad un passato arabo che dovrebbe farci riflettere, gli spettacoli di flamenco, il Guadalquivir che divide in due la città...

    La Cattedrale di Siviglia

    La città vista dalla torre della Cattedrale

    Due ballerine dello spettacolo di flamenco a El Arenal

    Il Guadalquivir di notte

    E, last but non least, Cadice: lingua di terra spagnola nell'Oceano Atlantico e meraviglioso incrocio di culture...

    L'Oceano Atlantico dal lungomare di Cadice

    Il Cristo Negro nella Parroquia de Santa Cruz (Catedral Vieja)

    Però (perdonate questo lungo excursus ma è stato più forte di me..) questo è un blog di cucina e mi sembra si stesse parlando di tapas!! Se andate a Cadice dovete assolutamente recarvi da La Gorda te da de comer (trad. più o meno letterale "La grassona ti da' da mangiare"); rapporto qualità-prezzo, o meglio quantità-prezzo, da paura ed era tutto buonissimo!!! Infatti sono riuscita a fotografare solo l'insegna mentre aspettavamo di entrare ;))


    Mentre nel secondo posto che non si può saltare se si va a Cadice, El Aljibe, siamo riusciti a fermare le forchette giusto per il tempo di una foto veloce..

    Patatas a las bravas (sopra) e Pimiento del Piquillo relleno de gambas (sotto - Peperone ripieno di gamberoni)

    E con la ricetta di oggi è proprio di tapas che si parla.. questo piatto, di facile realizzazione, è veramente un trionfo di sapori. Il piccante del salamino si stempera con l'uovo e con le patate e il dolce della salsa di peperone dà un tocco delicato che inebria il palato!
    Insomma, assolutamente da provare!

    Dosi per 12 bicchierini o cucchiai:
    • 8 uova
    • 2 patate
    • 1 cipolla
    • 100 g di salamino piccante
    • 1 cucchiaio di olio evo
    • 1/2 mazzetto di erba cipollina
    • 1 pizzico di paprica
    • sale, pepe
    • 1 peperone
    • 2 cucchiai di olio evo
    Tempo di preparazione
    40min

    Per la preparazione vi lascio qui alle spiegazioni dell'ideatrice della ricetta
    Portate a ebollizione una grande pentola d'acqua e, dopo averle sbucciate, fate cuocere le patate per una quindicina di minuti. Nel frattempo togliete la pelle al salamino e tagliatelo a rondelle.
    Lavate, asciugate e affettate la cipolla.Lavate il peperone, eliminate il picciolo, i semi e i filamenti interni e tagliatelo a listerelle. Fate soffriggere il peperone in padella con 1 cucchiaio d'olio per circa 10 minuti.
    Frullate le listerelle di peperone nel mixer insieme a un cucchiaio d'olio e una presa di sale. Se occorre, aggiungete dell'acqua. Mettete da parte.
    Tagliate a cubetti le patate appena cotte. Sbucciate e affettate finemente la cipolla. In un'insalatiera sbattete le uova con la paprica, salate e pepate.
    In una padella con un cucchiaio d'olio, fate rosolare la cipolla, aggiungete il salamino, le patate, le uova sbattute e l'erba cipollina. Fate cuocere 3 minuti, poi girate la tortilla che dovrà essere ben cotta. Tagliate dalla tortilla dodici quadratini e adagiatene uno su ogni cucchiaio, sopra la salsa di peperone. Potete servire tiepido o freddo.

    E io aggiungo... Buon Appetito!!!
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